Tra archi d’acqua, comunicati trionfali e passeggeri lasciati a terra, resta una domanda: il merito vola, la responsabilità resta in attesa? CATANIA – A leggere le dichiarazioni riportate da La Sicilia sul potenziamento dei collegamenti tra Catania e gli Stati Uniti, sembrerebbe che all’aeroporto di Fontanarossa tutto funzioni alla perfezione. Nuove rotte, nuove compagnie, più […]
FONTANAROSSA, SAC: QUANDO IL MERITO VOLA E LA RESPONSABILITÀ RESTA A TERRA
Pubblicato il 26 Agosto 2026
Tra archi d’acqua, comunicati trionfali e passeggeri lasciati a terra, resta una domanda: il merito vola, la responsabilità resta in attesa?

CATANIA – A leggere le dichiarazioni riportate da La Sicilia sul potenziamento dei collegamenti tra Catania e gli Stati Uniti, sembrerebbe che all’aeroporto di Fontanarossa tutto funzioni alla perfezione. Nuove rotte, nuove compagnie, più collegamenti internazionali: un risultato che viene presentato con legittimo orgoglio e che conferma, certamente, la crescente centralità dello scalo etneo.
C’è però una domanda che sarebbe opportuno porsi: quando le cose vanno bene, il merito è della SAC; quando invece qualcosa non funziona, di chi è la responsabilità?
Perché il problema non è celebrare l’arrivo di una nuova rotta o il rafforzamento dei collegamenti con gli Stati Uniti. Il problema è il curioso meccanismo comunicativo che sembra emergere: se una compagnia aerea apre una nuova destinazione, la SAC è pronta a rivendicare il risultato; se invece i passeggeri subiscono disagi e disservizi, improvvisamente la SAC diventa spettatrice, chiamando in causa le compagnie aeree o fattori esterni.
È accaduto in occasione dell’incendio – estate 2023 – che ha interessato lo scalo, quando le conseguenze operative hanno provocato pesanti ripercussioni sui passeggeri e sul sistema turistico. È accaduto nuovamente, qualche giorno fa, con l’emergenza legata alla cenere vulcanica. In entrambe le circostanze, la narrazione sembra essere stata sostanzialmente la stessa: la SAC non c’entra, le responsabilità sono altrove.
Ma allora una domanda è inevitabile: se la SAC non ha responsabilità quando l’aeroporto va in difficoltà, perché dovrebbe avere tutti i meriti quando una compagnia aerea decide di investire su Catania?
Coerenza questa sconosciuta…
Naturalmente nessuno mette in discussione il valore strategico delle nuove rotte. Il collegamento diretto con New York e il rafforzamento della presenza delle compagnie americane rappresentano un’opportunità importante per Catania e per l’intera Sicilia. Ma proprio per questo sarebbe auspicabile una comunicazione istituzionale più equilibrata: i successi appartengono a un sistema, così come le criticità devono essere affrontate da tutto il sistema.
Non si può pretendere di raccogliere applausi quando arrivano i risultati e, contemporaneamente, sottrarsi a qualsiasi contestazione quando arrivano i problemi.
Il rischio è quello di costruire una narrazione nella quale alla SAC sono tutti bravissimi: le compagnie aeree sono bravissime quando aprono nuove rotte, la SAC è bravissima quando le annuncia, mentre quando migliaia di passeggeri restano a terra la responsabilità è sempre di qualcun altro.
Eppure la gestione di un grande aeroporto non consiste soltanto nel contare nuove destinazioni sulla mappa. Significa anche garantire efficienza, capacità organizzativa, assistenza, informazione e soprattutto assumersi, ciascuno per la propria parte, la responsabilità di ciò che accade.
Perché un aeroporto si giudica nei giorni facili, quando arrivano le nuove rotte e i comunicati celebrativi, ma soprattutto nei giorni difficili, quando migliaia di passeggeri chiedono risposte e gli operatori turistici pagano il prezzo delle inefficienze.
Sarebbe dunque auspicabile che la SAC adottasse un criterio semplice e trasparente: se i meriti sono della governance, anche le responsabilità devono esserlo.
Altrimenti resta il sospetto di una regola fin troppo comoda: quando arriva il primo volo, tutti sotto l’arco d’acqua inaugurale a prendersi la foto e merito; quando invece l’acqua dovrebbe servire a spegnere le emergenze non resta più nessuno, nemmeno per sbaglio.
Delle dichiarazioni di Schifani… forse è meglio non sapere leggere!
Iena che osserva.




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