Vorrei volare …


Pubblicato il 16 Agosto 2026

Persone che hanno fatto l’aeroporto di Catania e quelle che, nel tempo, hanno suggerito rimedi alle criticità

Carlo Majorana Gravina

L’ennesima crisi causata dall’emissione di sabbia (o cenere) dai crateri centrali dell’Etna mostra l’inadeguatezza e insufficienza dell’attuale dirigenza dell’aeroporto di Catania e dintorni: gli enti e apparati, nazionali e regionali, che dovrebbero assicurarne la funzionalità.

Questa, come altre vicende, mette a nudo modestia intellettuale, culturale, etico/morale e ignoranza di personaggi che la fortuna, in varie epoche, ha collocato al vertice di apparati e istituzioni politiche, tecniche e amministrative del caso.

Filippo Eredia

I terreni in contrada Fontanarossa di Catania, sui quali si realizzò lo scalo aereo civile della città, furono donati dagli eredi del Prof. Filippo Eredia a condizione che lo scalo venisse intitolato a memoria dell’illustre docente.

Il matematico Eredia ebbe tra i suoi allievi Enrico Fermi e lo incoraggiò a coltivare e proseguire nei suoi interessi scientifici. Se poi aggiungiamo che la commissione che mise in cattedra Fermi fu presieduta da Quirino Majorana, possiamo dire che Catania ebbe il suo “peso” sul futuro premio Nobel della fisica.

I terreni sono contigui alla base militare di “Maristaeli”, considerata la “culla” dell’Aviazione Navale Italiana. Per la tecnologia pre-jet un abbinamento ottimale.

L’intitolazione al “cigno” Vincenzo Bellini è sbagliata.

L’artista nacque a Palazzo Gravina Cruyllas in quanto suo nonno fu maestro di cappella della casata e il figlio, Rosario, gli subentrò con lo stesso ruolo oltre che bibliotecario. Secondo me la biblioteca comunale di Catania andrebbe intitolata a lui.

Uniche intestazioni logiche, filologiche e legittime al “cigno” sono il teatro lirico e il Conservatorio. Evidente “scemenza” e tradimento di vincolo morale di Raffaele Lombardo nel mutare l’intestazione dell’aeroporto.

Per dire. Nelle serate di pienone a Taormina, il Comune aggiunge il parcheggio di “Piano Porto”: un’ampia spianata che, in periodo bellico, fece da base per i velivoli militari e, in occasione del G7 del 20217, fu l’elipista dei “grandi della Terra”. Ma questo quando le amministrazioni locali ascendono a persone che ragionano.

Viene voglia di concludere questo paragrafo con le parole di Ugo Foscolo “O italiani, io vi esorto alle storie”.

Salvatore Cucuzza Silvestri

L’emerito vulcanologo, incontrato su un bus “circolare” di Catania durante un evento effusivo importante, spiegò a chi scrive che l’unico rimedio è allontanarsi dalla bocca del cratere, concludendo “L’Europa questo lo sa e ride di noi”.

Nello Musumeci

Ingiustamente beffeggiato, l’attuale ministro alla protezione civile e alle politiche del mare, “si è permesso” ricordare che già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, sollecitato dalla Prefettura a pronunciarsi sulle criticità dell’aeroporto, ne aveva suggerito lo spostamento in territorio di Paternò, contrada Gerbini. I potentati economici locali – talora carenti di studi universitari – non gradirono: meglio lo scalo “sotto casa” piuttosto che un’agevole ed efficiente metropolitana di superficie per arrivare in aeroporto senza stress.

L’area individuata, a 23 km. dal capoluogo, fu base aerea militare durante la seconda Guerra Mondiale e, ospitando oggi i sistemi ferroviario e autostradale principali tra Catania e Palermo, può essere agevolmente adeguata alle esigenze aeroportuali.

I rilevanti requisiti dello scalo attuale – pista da 2,5 km., 2 terminal attivi, un terzo in costruzione per un bacino di oltre 12 milioni di passeggeri nel 2025 – giocano a favore della proposta.

Anni fa, si propose lo sviluppo urbanistico a Sud di Catania con spazio e incremento agli impianti sportivi, valorizzando il litorale della Playa, a favore degli insediamenti alberghieri.

Un’idea rilevante, ancora attuale, che potrebbe distogliere da idee perniciose sugli orti della Susanna e la timpa di Barriera.


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