Caso “Gregoretti” processo a Salvini intervista al presidente del Gip di Catania Nunzio Sarpietro


Pubblicato il 30 Settembre 2020

Lella Battiato Majorana

Fra un paio di giorni si terrà l’udienza preliminare del processo a carico di Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il caso della nave della Marina Militare “Gregoretti”, risalente al luglio 2019.

L’appuntamento è fissato a sabato 3 ottobre ma il capo politico della Lega, nonostante tutto, si dice tranquillo. Sempre sabato mattina, mentre il segretario sarà davanti al giudice Sarpietro, al porto di Catania andrà in scena una manifestazione di solidarietà alla quale prenderanno parte parlamentari ed eurodeputati del Carroccio. Un circo mediatico e in piazza anche Meloni e i forzisti, tema della manifestazione “Catania, capitale europea della libertà” con tre giorni di dibattiti e confronti.

Presentate 50 pagine di memoria difensiva e pubblicate online, affinché tutti sappiano, ricordando l’intercettazione di Luca Palamara “ha ragione ma va condannato”.

Per ricapitolare nel luglio 2019 l’equipaggio della motovedetta della Marina Militare recuperò 116 migranti, ma non ottenne dall’allora governo giallo-verde il permesso di attraccare in un porto italiano; per questa ragione l’imbarcazione rimase per giorni al largo del porto di Augusta (in provincia di Siracusa) prima di ottenere il via libera allo sbarco.

Il presidente del Gip di Catania Nunzio Sarpietro lavora come sempre assiduamente sul carteggio e con serenità; un giudice tecnicamente preparato e di grande levatura morale, indipendente, sicuramente saprà come gestire la fase processuale, con serietà e senza subire, grazie alla sua integrità, le pressioni delle correnti politicizzate della magistratura.

Intervistato esordisce con un’espressione sintetica ma che fa capire tanto “A me Palamara non lo dice nessuno. Io da Palamara e da quel sistema sono stato danneggiato e più di una volta”.

Prosegue raccontando la sua carriera di meritocrazia, di studio continuativo e sacrifici “Ho sentito, ma non posso dire altro che questo: la mia carriera parla per me.

Ero iscritto a Magistratura Indipendente, ma sono andato via proprio perché non ho mai condiviso il sistema che da tanti anni governa la magistratura.

Faccio questo lavoro da 42 anni, sono stato il primo giudice, nel 1985, a presiedere un processo di mafia dopo l’istituzione di questo reato in seguito agli omicidi di Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Allora ero un giovane giudice a Caltagirone, tra i condannati di quel processo c’era anche Pietro Rampulla, l’artificiere della strage di Capaci.

Mi sono occupato della tangentopoli catanese e ho diretto il gip di Trieste. Quando avevo tutti i numeri per aspirare a presiedere la Corte d’appello di Torino sono stato fatto fuori dal sistema Palamara.

Da sette anni ormai dirigo, credo in maniera irreprensibile, i gip di Catania. Chiunque chieda informazioni su di me troverà questo: un giudice consapevole della estrema delicatezza del suo ruolo che con la politica non ha avuto niente da spartire”.

Salvini sostiene di aver firmato gli atti d’intesa con i ministri dei Trasporti e della Difesa e sotto la supervisione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il presidente Sarpietro vuole portare avanti il processo in tempi rapidi, sicuramente occorreranno 2 o 3 udienze, la prima sarà dedicata alla costituzione delle parti civili, tra cui una coppia di nigeriani cin tre figli, l’ultimo dei quali nato dopo l’evacuazione dalla “Gregoretti”. Successivamente toccherà alle richieste delle parti con il rito abbreviato o patteggiamento, Salvini ha già fatto sapere “Mi dichiarerò colpevole”

Sarà un processo difficile complicato, ma il presidente Sarpietro saprà condurre tutto con equilibrio e competenza.


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