“Riteniamo doverose alcune precisazioni in merito al dibattito sulla privatizzazione della Sac e le posizioni di quanti hanno manifestato perplessità o meglio battuto su una linea di rigore sull’iter del procedimento. Il dibattito sulle sorti dell’aeroporto di Catania si è da subito incentrato ed ha avuto al centro della discussione precisi valori guida quali in […]
La frutta fa ingrassare? Mettiamo una pesca sul banco degli imputati
Pubblicato il 03 Agosto 2026
Dolce, succosa, profumata. Eppure, quando si parla di dieta, persino una pesca può diventare sospetta. Tra zuccheri, calorie e falsi miti, forse è arrivato il momento di distinguere ciò che è naturalmente dolce da ciò che, invece, aggiungiamo ogni giorno alla nostra alimentazione.
di Leda Morana
Una pesca matura, una fetta d’anguria appena tagliata, qualche fico raccolto dall’albero. L’estate siciliana arriva anche così: attraverso colori, profumi e sapori che la natura concentra nei suoi frutti. Poi qualcuno pronuncia la parola “zuccheri” e, improvvisamente, anche una pesca finisce sul banco degli imputati.
La frutta fa ingrassare?
La domanda è semplice. La risposta merita qualche parola in più.
La frutta contiene naturalmente zuccheri, principalmente fruttosio, glucosio e saccarosio, ma insieme a questi offre acqua, fibre, vitamine, minerali e numerosi composti bioattivi. Mangiare un frutto intero, dunque, non equivale a bere una bibita zuccherata o a consumare una caramella: cambia la qualità complessiva dei nutrienti che compongono l’alimento e cambia la risposta nell’assimilare questi nutrienti nel nostro organismo. Le fibre, l’acqua e la struttura del frutto contribuiscono a modulare l’assorbimento degli zuccheri, che entrano nei normali processi metabolici attraverso i quali l’organismo ricava energia.
Gli stessi ingredienti hanno un percorso diverso quando nel nostro corpo vengono introdotti frequentemente zuccheri aggiunti e in quantità eccessive attraverso bevande, dolci, snack e altri prodotti: l’eccesso energetico, se abituale, può favorire nel tempo aumento di peso e alterazioni metaboliche, mentre il consumo frequente di alimenti e bevande ad alto contenuto di zuccheri liberi può contribuire a un’alimentazione associata a un maggior rischio di sviluppare patologie metaboliche, tra cui il diabete di tipo 2. Anche il ricorso agli edulcoranti non dovrebbe trasformarsi nell’alibi per mantenere costantemente elevata la ricerca del gusto dolce: infatti, “senza zucchero” non significa automaticamente salutare.
Il punto, ancora una volta, non è cercare un colpevole. È imparare a riconoscere dove si trovano gli zuccheri, in quale alimento li stiamo assumendo e soprattutto in quale quantità e con quale frequenza.
Eppure accade qualcosa di curioso. C’è chi rinuncia all’anguria perché “troppo dolce” e, poche ore dopo, sorseggia distrattamente una bevanda zuccherata. Chi conta gli acini d’uva e dimentica il biscotto preso insieme al caffè, lo snack del pomeriggio o il gelato mangiato quasi senza considerarlo parte della giornata.
Forse, allora, non dobbiamo temere gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta, ma imparare a riconoscere quelli contenuti o aggiunti negli alimenti che consumiamo ripetutamente e spesso senza rendercene conto.
Pesche, susine, angurie, meloni, fichi e uva sono i prodotti naturali della nostra estate, della nostra terra e ci ricordano il valore della stagionalità. La natura ci offre i suoi prodotti nel momento della loro naturale maturazione, con una equilibrata combinazione di acqua e nutrienti.
Naturalmente anche la frutta va consumata nelle porzioni adeguate, inserita nell’equilibrio complessivo della giornata. È proprio questo uno degli insegnamenti più semplici Dieta Mediterranea e dei modelli del piatto sano: nessun alimento va giudicato a sé, perché il valore nutrizionale di un alimento dipende dalla sua composizione qualitativa in termini di principi nutritivi, dalla quantità consumata giornalmente e dalla frequenza di consumo.
Prima di eliminare un alimento dalla dieta, dunque, impariamo ad analizzarlo da più aspetti. Prima di contare con apprensione gli zuccheri di una pesca, proviamo magari a osservare quante volte, durante la giornata, mangiamo o beviamo qualcosa di dolce senza averne realmente bisogno.
La Sicilia, in questo, è generosa: ad ogni stagione mette sulla nostra tavola frutti diversi, ciascuno con i propri colori, profumi e caratteristiche nutrizionali. A noi il compito più semplice e insieme più importante: riconoscere ciò che la terra ci offre, scegliere con consapevolezza e consumare nella giusta misura.
Perché una pesca non deve essere assolta, ma semplicemente conosciuta, prima di finire sul banco degli imputati.




Lascia un commento