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Nei locali l’alcol è davvero una scelta? Giovani, movida e alternative che mancano
Pubblicato il 08 Agosto 2026
Discoteche, locali, serate d’estate e voglia di stare insieme. L’alcol accompagna una parte della socialità, soprattutto giovanile. Ma se accanto al cocktail alcolico trovassimo un’alternativa fresca, nutriente e altrettanto invitante? Forse la prevenzione può cominciare proprio dalla possibilità di fare la scelta giusta.
di Leda Morana
Luci basse, musica alta, un tavolo intorno al quale finalmente ci si guarda negli occhi invece che attraverso lo schermo di un cellulare. I locali della movida rimangono tra i luoghi in cui i giovani possono ancora incontrarsi davvero. Poi arriva il momento di ordinare.
Birre, vini, cocktail e superalcolici. Nomi esotici, grandi classici, proposte invitanti: la scelta sembra vastissima. Eppure basta cercare un cocktail preparato con frutta fresca di stagione, spremuta al momento, senza alcol e senza sciroppi zuccherati, perché improvvisamente le alternative si riducano.
L’alcol piace davvero così tanto ai giovani o, qualche volta, si sceglie semplicemente ciò che viene maggiormente offerto?
Una domanda che acquista ancora più significato alla luce delle nuove norme sulla sicurezza stradale. Con la legge n. 177/2024, entrata in vigore il 14 dicembre 2024, si rafforza l’attenzione sul rapporto tra consumo di alcol e guida. I limiti alcolemici sono rimasti invariati, mentre sono state introdotte misure orientate a una maggiore sicurezza e, nei casi contemplati dalla normativa, anche l’alcolock, il dispositivo che impedisce l’avviamento del veicolo quando viene rilevata la presenza di alcol.
Prima della sanzione, però, viene l’educazione.
Ed è proprio qui che la scuola svolge un ruolo fondamentale. Negli indirizzi in cui alimentazione, servizio e bevande fanno parte delle discipline di studio, come negli istituti alberghieri, e più in generale nei percorsi trasversali di educazione alla salute e alla cittadinanza, parlare di alcol significa fornire ai ragazzi conoscenze concrete per comprendere ciò che bevono, valutarne gli effetti e diventare consumatori più informati e consapevoli.
Si può cominciare da una piccola indicazione riportata sulle bottiglie: “% vol.”. Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 prevede, per le bevande con contenuto alcolico superiore all’1,2% in volume, l’indicazione del titolo alcolometrico volumico effettivo. Ma sappiamo davvero leggerlo? Una bevanda al 12% vol contiene 12 millilitri di etanolo, cioè alcol etilico, ogni 100 millilitri di bevanda, non nell’intera bottiglia ma l’equivalente di un bicchiere scarso. Tradotti in peso, corrispondono a circa 9,5 grammi di alcol ogni 100 ml. E naturalmente, aumentando la quantità bevuta, aumenta proporzionalmente anche l’alcol assunto.
Anche dal punto di vista nutrizionale qualche numero dovrebbe far riflettere. Un grammo di alcol apporta circa 7 kcal, quasi il doppio delle 4 fornite da un grammo di carboidrati o proteine. L’etanolo fornisce energia senza essere un nutriente essenziale: sono calorie che si aggiungono facilmente al bilancio energetico della giornata, senza apportare quei nutrienti importanti per il corretto funzionamento e il benessere dell’organismo che ritroviamo, invece, negli alimenti come la frutta fresca. Un consumo eccessivo e abituale può contribuire all’aumento di peso e associarsi a conseguenze ben più gravi per la salute.
E non occorre aspettare anni perché l’alcol presenti il conto. Gli effetti possono comparire nella stessa serata: attenzione ridotta, riflessi rallentati, alterazione della coordinazione, dell’equilibrio e della capacità di giudizio. Aumentando le quantità possono sopraggiungere nausea, vomito, confusione e sonnolenza, fino alle conseguenze più gravi dell’intossicazione acuta. Alla guida anche pochi secondi di ritardo nella percezione di un ostacolo o nella reazione possono fare la differenza.
Nel tempo il consumo di alcol può favorire dipendenza ed è associato a numerose patologie, con conseguenze in particolare sul fegato, sul sistema cardiovascolare e nervoso e con un aumento del rischio di diversi tumori.
Informare, allora, significa intervenire prima che quel bicchiere diventi un rischio.
La prevenzione non dovrebbe cominciare soltanto quando un giovane esce dal locale e mette in moto l’auto. Potrebbe iniziare molto prima, nel momento in cui apre il menù e trova davanti a sé alternative vere.
Sul territorio si è già cominciato ad agire attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione capaci di portare l’educazione alimentare proprio nei luoghi della socialità. Tra queste, un’iniziativa patrocinata dal MAAS – Mercato Agroalimentare della Sicilia ha dedicato alcune serate nei locali della movida catanese alla proposta di cocktail preparati con frutta fresca di stagione e spremute, senza ricorrere a sciroppi o preparazioni ricche di zuccheri aggiunti.
I risultati raccolti attraverso interviste e questionari hanno registrato un riscontro positivo: molti consumatori hanno dichiarato di gradire l’alternativa proposta e di desiderare di trovarla stabilmente nel menù.
E forse non dovrebbe sorprenderci. Un cocktail di frutta fresca può essere dissetante, nutriente, piacevole, ricco dei colori e dei sapori della stagione e generalmente meno costoso di molte preparazioni alcoliche. Ma soprattutto può accompagnare esattamente ciò che si cerca durante una serata: stare insieme.
La convivialità, l’appartenenza al gruppo e la condivisione contribuiscono inevitabilmente a costruire gusti e tendenze. Se una bevanda viene proposta, valorizzata e scelta insieme agli altri, può diventare essa stessa parte di quella socialità. E se tante mode nascono proprio nei luoghi frequentati dai giovani, perché non immaginare anche una moda del benessere?
Rimane, naturalmente, una questione molto concreta. La frutta fresca è altamente deperibile: richiede approvvigionamenti frequenti, refrigerazione, corretta conservazione, preparazione e gestione delle eccedenze. Le bevande alcoliche, soprattutto quelle ad alta gradazione, hanno invece tempi di conservazione molto più lunghi, richiedono minori attenzioni nella gestione quotidiana e consentono di mantenere un’ampia scelta di prodotti occupando relativamente poco spazio. Per un esercente significa ridurre il rischio di invenduto e di scarto e semplificare notevolmente l’organizzazione del servizio.
È comprensibile che anche queste esigenze orientino l’offerta. Ma quanto l’offerta finisce, a sua volta, per orientare la scelta del consumatore?
Nessuno vuole demonizzare il bicchiere di vino, la birra o il cocktail. L’obiettivo è un altro: formare giovani capaci di conoscere ciò che consumano, leggere un’etichetta, comprendere quel “% vol.” e valutare quantità, frequenza ed effetti delle proprie scelte.
La sostenibilità, oggi al centro delle nostre scelte più consapevoli, non riguarda soltanto il rispetto dell’ambiente. Comincia anche dal rispetto per noi stessi, dal benessere e dall’educazione a scegliere ciò che introduciamo ogni giorno nel nostro corpo.
E allora locali, bar e discoteche potrebbero raccogliere una piccola sfida: affiancare ai cocktail tradizionali vere proposte a base di frutta fresca di stagione, senza alcol e senza zuccheri aggiunti, valorizzandone ingredienti, caratteristiche nutrizionali, stagionalità e provenienza.
Non per dire ai giovani cosa devono bere.
Per dare loro davvero la possibilità di scegliere.
Perché stare insieme non dovrebbe significare necessariamente bere alcol.
A volte la prevenzione più efficace non è togliere qualcosa dal bicchiere. È finalmente mettere sul tavolo un’alternativa.




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