Catania Vera, Rosario Patanè: “vi racconto cosa succede nei quartieri popolari…”


Pubblicato il 25 Ottobre 2021

E’ un personaggio che dice pane al pane, vino al vino. Insomma, non è del Pd.

E’ della “Catania popolare”. Rosario Patanè, uomo impegnato da tempo nella politica e nella società catanese, ha risposto ad alcune nostre domande sull’attualità di questa disgraziata città.

Rosario Patanè, come si vive nei quartieri popolari di Catania? E’ cambiato qualcosa negli ultimi anni?

Io non parlerei di cambiamenti ma di stop.

Essendo ferma la costruzione di case popolari, si ferma anche la nuova “deportazione di massa”, la “nuova Auschwitz”, dove oltre alle atrocità, l’obiettivo finale è quello di svuotarti l’anima. Qualcuno dirà che è un esagerazione. Chi vive l’esagerazione, chi abita al quinto piano con un figlio disabile a e da vent’anni non ha versato una lira prima e un euro dopo di canone di affitto, ma pretende che l’ascensore guasto venga riparato, perché il figlio è segregato a casa, o l’anziano che abita al quinto piano che ha sempre pagato in lire prima e in euro dopo mensilmente o annualmente il canone di affitto, ma è segregato a casa perché l’ascensore è guasto.

Sicuramente qualche pensatore filosofo del politicamente corretto troverà la soluzione in quel mondo di mezzo, chi invece è umano e vissuto come il Dott. Ardita sul post di non fare il nuovo tribunale a Librino dice che “tutto questo non modificherebbe gli esiti dei processi, ma cambierebbe la prospettiva da cui guardiamo le persone”.

L’amministrazione Pogliese ha portato qualche novità al riguardo?

Amministrazione Pogliese, ma guardi sull’amico Pogliese posso dare una valutazione non valutazione, perché tra dissesto, sospensione e pandemia non posso dare un giudizio completo. La sua poca presenza a Librino è un dato. Sicuramente liberandosi di più le mani, e si spera in un ritorno alla normalità, ha margine di recupero, di fiducia, che Librino gli ha dato.

Di recente, è stato rilanciato l’allarme sull’ “evasione scolastica” a Catania: che ne pensi?

Evasione scolastica, cosa posso dire? Già la cifra del 22% dice tutto. Posso solo dire che fino al 2008, quando avevo dati certi essendo in carica, i dati erano del 5/6%.

Mi ricordo sia il Dott. Secchi, Vascone, la Morsellino, dirigenti scolastici che vivevano più a scuola che in famiglia, quasi con cadenza mensile, si facevano incontri sul tema con personaggi pubblici, artisti per coinvolgere e arginare il fenomeno, ma i grandi assenti erano sempre le istituzioni. 

Se in 10 anni si è arrivati a questa cifra forse bisogna rivolgersi a PadrePio o a nostra Signora di Lourdes. Ma non so se anche loro ci riusciranno

Oggi come fa una famiglia in difficoltà, magari preda della disoccupazione, a dire “no” a certe “proposte” ?

 Non ha altre altre alternative, anzi bisogna dire che grazie al reddito di cittadinanza, forse la legge è più democratica socialmente degli untimi 30 anni. Chiaramente va riformata, perché allora è veramente metadone, solo chi è folle può pensare che il nostro sia il paese delle auto dichiarazioni, ma pensate quante persone senza il reddito di cittadinanza sarebbero per stradava commettere piccoli grandi reati per far vivere le proprie famiglie.

La “Catania bene” che si indigna per la micro e macrocriminalità tu come la vedi?

Le rispondo con un’altra domanda, come mai nelle più grosse inchieste di truffe, riciclaggio, malaffare c’è sempre coinvolta buona parte della “Catania bene”?

Nelle partecipate del comune è cambiato qualcosa nel modus operandi di dirigenza e dipendenti?

Fino a quando vige il mondo di mezzo nel pubblico si possono cambiare nome, accorpare partecipate, ma non si fa pulizia interna di arroganze politiche, non cambierà nulla, anzi.

E il consiglio di quartiere che ruolo di fatto ha?

Il consiglio di quartiere ha un ruolo fondamentale perché è l’anello di congiunzione tra l’amministrazione centrale e il territorio che si vive. È chiaro che un decentramento vero non verrà mai attuato perché poi i vari consiglieri comunali eletti anziché voltare alti, preferiscono inciampare nelle buche o diserbare il proprio orticello.

Ma ora si chiamano Municipio. Hanno il compito di coinvolgere il territorio con le iniziative di fantasia e di partecipazione, e non servono soldi, serve umiltà e coinvolgimento, perché dalla mia esperienza presidenziale di circoscrizione non smetterò mai di ringraziare il maestro Vaccalluzzo Alfredo, Salvo La Rosa, l’ex comandante Pietro Belfiore, l’Ass. Orazio D’Antoni, Salvo Santamaria, Maimone, la ludoteca della municipalità, l’amico che da lassù ci guarda Lino Leanza, Suor Lucia, Suor Ausilia, Suor Renata, Suor Enza, Don Piero, Padre Dario che hanno dato momenti indelebili di partecipazione e bei ricordi.

Oggi solo il silenzio, come se il municipio non ci fosse.

Oggi nel rapporto cittadino-istituzioni cosa prevale a tuo avviso?

 Perchè quando c’è stato, se esistito mi è sfuggito, ma forse si nelle campagne elettorali

Talvolta, si dice: meglio scappare da Catania. Tu condividi?

L’istinto mi dice “di corsa”, ma la riflessione mi dice di restare e resistere, cercare altri combattenti per la resistenza al cercar di cambiare.

Ultima domanda: qual è, a tuo avviso, la più grande ipocrisia che si dice pur di non parlare chiaro sulle condizioni di questa città?

Il tempo, è chiaro che non c’è più tempo da perdere, ma fatti, fatti, fatti.

 

 


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