Crisi e fallimenti: denuncia di Comitas e Codacons, centinaia di suicidi per motivi economici


Pubblicato il 12 Febbraio 2013

Comitas (microimprese) oltre 500 suicidi avvenuti nel 2012 avevano alla base motivazioni economiche. Tanasi (Codacons): in vista di un 2013 negativo, serve l’apertura di sportelli ad hoc presso le prefetture o le camere di commercio…

Il numero complessivo dei suicidi in Italia non è in aumento rispetto agli anni passati, anzi è in diminuzione. Ad aumentare però sono i suicidi che hanno alla base una motivazione di tipo economico. Lo affermano Francesco Tanasi segretario nazionale Codacons e Angela Scarpulla Responsabile Comitas, l’associazione delle microimprese italiane, lanciando un allarme alle istituzioni del nostro paese.Le cifre ufficiali non evidenziano che nel 2012 sono stati più di 500 i suicidi legati a fallimenti, perdita del lavoro, o difficoltà economiche di varia natura che hanno portato a compiere un gesto così tragico – spiegano Tanasi e Scarpulla – Circa duemila suicidi sono genericamente attribuiti a motivazioni psichiche e varie; da un approfondimento su cento di questi è chiaramente emerso che, almeno per il 18% dei casi, la causa economica scatenante e connessa non è stata conclamata anche per pudore delle famiglie. Da qui si può affermare che i suicidi economici potrebbero addirittura superare i 500 casi nel 2012. Un dato particolarmente preoccupante e che non fa ben sperare per il 2013, anno che si preannuncia durissimo per migliaia di piccole e micro attività italiane. Da notare come il fenomeno sia prettamente maschile: pur aumentando in Italia il numero delle donne imprenditrici, i casi di suicidio per motivi economici sono un quinto e prevalentemente legati a donne sole che perdono il lavoro; questo dimostra che le donne hanno maggiore forza e capacità nel reggere i fallimenti economici e lo stato di vergogna da essi prodotto.Comitas ha rilevato che il 22% delle aziende che falliscono potrebbe essere salvato in un mercato pulito, cioè corretto, dove i pagamenti dei debitori e le sentenze dei giudici avessero tempi certi e accettabili. Diventa fondamentale –conclude Tanasi- quindi la creazione di uno sportello ad hoc, presso la Prefettura o la Camera di Commercio, dove un imprenditore possa rivolgersi per cercare una soluzione prima di sentirsi abbandonato dal mondo e compiere gesti estremi o giungere al suicidio. Non c’è dubbio che una parola amica e qualche idea positiva, se non proprio un sostegno concreto, potrebbero risollevare molte situazioni, evitando tragedie personali (suicidio dell’imprenditore) o collettive (suicidio dell’azienda).

 


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