Cronaca, emergenza femminicidio: dopo tante belle parole, il Governo…”taglia” i fondi per i centri. Chiusura a Tor Bella Monaca


Pubblicato il 08 Agosto 2014

de La Iena Amalia

Che l’attuale Governo stia “stringendo la cinghia” e limitando fondi e risorse non è certamente una novità, che l’italiano debba ormai fare i conti con una razionalizzazione delle spese e con una “conseguente” scrematura dei bisogni è palese realtà.

Tuttavia diviene assai difficile da comprendere la sgradevole “sorpresa” contenuta nel riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni, in conseguenza della quale verranno devoluti esigui fondi per le attività dei Centri Anti Violenza e delle Case Rifugio.

Eppure, quello della “violenza di genere” è un problema drammatico e di grave rilievo e, nonostante lo “Zibaldone” di norme e disposizioni volte a contrastare e a prevenire la violenza, le notizie dei Tg reiterano l’informazione di donne vittime di femminicidio o di violenza per mano di un compagno, marito o sconosciuto.

In ragione dei motivi sopra esposti, la scelta del Governo determina il dissipamento degli sforzi e delle azioni dei Centri.

E’ di qualche giorno fa la notizia de “l’indifferenza delle Istituzioni” riguardo la chiusura del Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca, e, nonostante le azioni intraprese, le iniziative, le mail spedite, le interviste sui media, né il sindaco Ignazio  Marino, né il suo staff  ha ad oggi  ricevuto  ed ascoltato le ragioni di chi in quel Centro ha investito cuore e competenze.

Ho voluto quindi incontrare “la”  (si badi bene l’articolo “la” è intenzionale scelta di genere) Presidente Fondatrice presso CE.S.P.P.- “Psicologia Popolare”- Centro “Lino Filipponi”, dott.ssa Stefania Catallo per  conoscere le attività proposte dal Centro, gli interventi nel contrasto della violenza di genere e del sostegno a donne vittime di violenza e/o in gravi condizioni di disagio.

In merito alla riduzione dei fondi destinati alle attività dei Centri Anti Violenza storici, la dott.ssa Catallo ha affermato:

“Tutti i centri debbono potere attingere alle risorse statali, la cosa sbagliata sta nel fatto che i fondi sono irrisori. Purtroppo fino a poco tempo fa le risorse, per lo meno a Roma, venivano divise tra poche realtà, e le altre non venivano a beneficiare della cosa. In questo modo si è fatta chiarezza, ma resta il fatto che bisogna investire di più, ma non soltanto nei centri che pure svolgono un lavoro importantissimo ed indispensabile, quanto anche nella formazione culturale dei ragazzi. Bisogna cambiare la mentalità affinché qualcosa cambi”.

Dott.ssa Catallo mi parli del CE.S.P.P.:

“Il CE.S.P.P. è il primo progetto italiano di psicologia e counseling a livello sociale.

Ha proposto nel corso degli anni seminari sulla sessualità, sulle malattie rare, cicli di incontri pubblici “La donna Violata” sulla violenza di genere e avuto ospiti donne socialmente e culturalmente impegnate come la giornalista Mariella Magazù ed, ancora, ha proposto seminari di autodifesa femminile, spettacoli presso il teatro di strutture carcerarie e nell’ottobre del 2012 è divenuta sede distaccata dell’UPTER, Università popolare di Roma con corsi di psicologia aperti a tutti, sui temi delle emozioni, autostima, separazione, elaborazione del lutto e bioenergetica. Le attività svolte dal centro sono tante e tante ancora, a testimoniare miriade di impegno, competenza e volontà di “incisivo contrasto” della violenza di genere.”.

Presidente ci illustra che cosa state facendo per impedire la chiusura definitiva del Centro di Tor Bella Monaca?

“Il Centro necessita ora di nuova sede e l’amministrazione comunale, ad oggi, non ha dato alcuna risposta e non sono bastate neanche le oltre 52 mila firme raccolte da gennaio ad oggi. Da qui l’iniziativa “Salviamo il Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca e riallacciandoci alla campagna “una risata contro il femminicidio”, abbiamo deciso di pubblicare ogni giorno una foto. Basta un semplice selfie oppure una foto che avete già e che vi ritragga sorridenti. Sarà il vostro contributo alla nostra causa comune, e le foto saranno pubblicate su fb e sul quotidiano on line metropoliroma.net.”.

Probabilmente la mia ultima domanda rivolta a Stefania Catallo potrebbe sembrare “scomoda” ed “insidiosa” ma, invece, è necessaria a motivare il forte sostegno da mettere in campo all’iniziativa proposta: perché il vostro Centro dovrebbe poter proseguire nelle sue attività nonostante le numerose realtà di Centri anti violenza presenti sul territorio?

“Nel nostro municipio rappresentiamo un progetto sperimentale che ha dato frutto anche attraverso l’uso del teatro ai fini dell’esplorazione di se, oltre ad avere avviato laboratori e corsi aperti a tutti. Credo siano validi motivi per impedire la scomparsa di un progetto che oltre ad offrire sostegno offre la possibilità di un reinserimento lavorativo tramite appunto questi corsi, e crea cultura attraverso il teatro.”.

A Stefania Catallo e a tutti coloro che insieme a lei hanno svolto e svolgono questo prezioso lavoro a sostegno delle donne e contro la violenza di genere va la gratitudine di molti, e tra questi ci sono anch’io!, e va il nostro impegno solidale a favore della riapertura del Centro di Tor Bella Monaca.

Vogliamo una risposta dalle Istituzioni perché ogni centro antiviolenza che chiude significa donne più sole e più esposte alla brutalità. E noi non possiamo consentire tutto ciò.

 


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