Cronaca nera, Catania: sei arresti per estorsione. C’è anche un ispettore capo della polizia


Pubblicato il 14 Febbraio 2014

Comunicato dalla Procura della Repubblica…“la scorsa notte i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania – Reparto Operativo hanno dato esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania su richiesta della locale Procura Distrettuale della Repubblica.I provvedimenti restrittivi sono stati emessi a carico di LO GIUDICE Carmelo, LO GIUDICE Denis, BELLIA Attilio, TABITA Carmelo Simone e PUSILLICO Riccardo.Tra le persone arrestate anche l’ispettore capo della Polizia di Stato A.M.G., in servizio presso l’Ufficio Prevenzione Generale Soccorso Pubblico della Questura di Catania.Gli arrestati sono chiamati a rispondere del reato di estorsione aggravata in concorso, commessa con l’utilizzo del c.d. “metodo mafioso”, vale a dire facendo leva sulla forza di intimidazione e sulla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, di cui all’art.416 bis c.p., oltre che del reato di lesioni personali.Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania hanno preso l’avvio dalle denunce sporte da due privati che avevano preso a noleggio delle autovetture dalla ditta “S.M. Rent a Car” gestita dall’indagato G. e formalmente intestata al padre dello stesso.Al termine del periodo di noleggio, il G. pretendeva il pagamento a titolo di corrispettivo di somme superiori rispetto a quelle originariamente pattuite e, dinanzi all’opposizione delle persone offese, ha reiteratamente posto in essere ai loro danni, con il concorso degli altri indagati – due dei quali, TABITA e PUSILLICO, suoi dipendenti – atti di minaccia e di violenza fisica culminati anche in lesioni personali. Tra le minacce si ipotizza vi sia stata anche quella di fare arrestare ingiustamente le vittime, dopo aver fatto ritrovare della droga.La misura cautelare si è resa necessaria per gli stretti legami di frequentazione e cointeressenza del G. con personaggi del calibro di LO GIUDICE Carmelo e BELLIA Attilio, i quali sono intervenuti nel suo interesse mettendo in atto tutta la capacità di intimidazione promanante dalla loro caratura criminale.LO GIUDICE Carmelo, in particolare, già detenuto in espiazione pena presso la Casa di Reclusione di San Cataldo, è lo zio paterno di Lo Giudice Sebastiano, responsabile del clan mafioso “Cappello-Carateddi”, già colpito da provvedimento di fermo emesso dalla DDA di Catania nell’ambito della nota operazione “Revenge”, per i reati di cui agli artt.416 bis c.p., 74 DPR 309/90 e che in atto è detenuto al regime del 41 bis.Secondo quanto risultante dalle investigazioni, il detenuto LO GIUDICE Carmelo avrebbe peraltro commesso i fatti per i quali è stata emessa a suo carico l’OCC eseguita la scorsa notte in occasione di un permesso premio della durata di tre giorni in forza del quale si trovava a Catania.BELLIA Attilio, già condannato in via definitiva per il reato di associazione di stampo mafioso, armi ed evasione, quale appartenente al clan mafioso “Santapaola” al momento in cui ha commesso i fatti che gli vengono oggi contestati era sottoposto per altra causa alla misura degli arresti domiciliari presso la propria abitazione.L’ispettore G. è chiamato a rispondere altresì di due episodi di accesso abusivo a sistema informatico, reato previsto dall’art.615 ter c.p. aggravato dall’aver agito con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti la funzione esercitata e su sistema informatico o telematico relativo all’ordine pubblico e alla sicurezza pubblica.”

 


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