Giudiziaria, mafia, Catania: condannato “Pippu ‘u maritatu”


Pubblicato il 07 Gennaio 2014

Arriva sentenza per un personaggio “storico” (nella foto) di iena giudiziaria

Sedici anni e quattro mesi di reclusione: questa la condanna per il boss Giuseppe Garozzo, 64 anni, noto come “Pippu ‘u maritatu'” al termine del processo a 21 presunti appartenenti alla cosca dei Cursoti.

La sentenza è stata emessa, a conclusione del processo celebrato col rito abbreviato, dal Gup Laura Benanti, che ha condannato a pene comprese tra un anno e 11 anni e sei mesi gli altri imputati, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, applicato a Catania per seguire l’inchiesta da lui avviata, e dal sostituto della Dda etnea Assunta Musella. Altri indagati sono stati rinviati a giudizio e saranno processati col rito ordinario.

Il procedimento è lo sviluppo giudiziario dell’operazione della squadra mobile della Questura di Catania eseguita l’8 maggio dello scorso anno. Agli imputati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, rapine e detenzione di armi da guerra. Il processo ha trattato anche l’estorsione a un noto gruppo di imprenditori del settore ottico.

Secondo l’accusa, il boss Garozzo, scarcerato alla fine del 2010 dopo quasi 18 anni trascorsi in carcere, stava tentando di riorganizzare la cosca dei Cursoti che era stata decimata durante il periodo della sua detenzione. Il ritorno in campo del vecchio capomafia non sarebbe stato gradito da esponenti di clan rivali che nel giugno del 2011 hanno tentato di ucciderlo, ferendo lui e un’altra persona, in un agguato a Misterbianco. E lui si sarebbe organizzato per reagire.

Garozzo era tornato in libertà nonostante condannato all’ergastolo per un problema procedurale, come aveva spiegato il procuratore capo Giovanni Salvi il giorno del fermo del boss: la condanna a vita gli era stata comminata dopo l’estradizione avvenuta dalla Germania nel 1991, che era stata concessa per una pena a 20 anni di reclusione.

Questa la sentenza emessa dal Gup Benanti, letta nell’aula bunker del carcere di Bicocca a Catania, che ha disposto anche per gli imputati il pagamento di spese processuali e di custodia cautelare. Giuseppe Garozzo condannato a 16 anni 4 mesi; Angelo Adriatico a 10 mesi e 2mila euro di multa in continuità con una sentenza irrevocabile emessa il 19 marzo del 2013; Antonino Arena a 10 anni e otto mesi e a 30mila euro di multa; Daniele Bellanti a 9 anni; Francesco Carmeci a 10 anni; Vincenzo Condorelli a 10 anni e 6 mesi; Concetto Fazio a un anno e due mesi; Emanuele Giuseppe Garozzo a 9 anni e due mesi e 26mila euro di multa; Giuseppe Guarrera a 5 anni e 6 mesi e a 1.400 euro di multa; Giovanni Gurreri a due anni in continuazione; Cristian Lo Faro a 10 anni e 2 mesi; Salvatore Ottavio Papale a 10 anni e 4 mesi; Davide Pennisi a 7 anni e 2 mesi; Carmela Polizzi a 3 anni e 4 mesi e a 800 euro di multa; Agata Rapisarda a 4 anni e 4 mesi e 4mila euro di multa; Manuel Rapisarda a 4 anni e 8 mesi e a 4.200 euro di multa; Roberto Russo a 9 anni; Antonino Strano a 6 anni; Salvatore Tancona a 9 anni; Giuseppe Viale a 7 anni e 1.200 euro di multa; e Salvatore Zuccaro a 5 anni di reclusione e a 4.400 euro di multa.


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