Il centrodestra perde il referendum, ma Meloni consolida la sua leadership


Pubblicato il 25 Marzo 2026

Il fronte del Sì si è fermato al 46%, sconfitto da una coalizione trasversale che ha saputo capitalizzare il claim della difesa della Costituzione, raccogliendo il 53% dei voti con un’affluenza sostenuta.
Eppure, dentro questa sconfitta, si nasconde una storia più articolata. Il centrodestra arriva al voto con  45% del consenso alle scorse elezioni. Con elettorato di riferimento — Fratelli d’Italia in posizione dominante, Forza Italia all’8%, Lega poco sotto il 10% — ma i tre partiti della coalizione hanno condotto campagne disomogenee, senza una regia unitaria.
È in questo vuoto che si è inserita Giorgia Meloni. Scesa in campo in prima persona nelle ultime due settimane — e con particolare intensità negli ultimi giorni — ha spiegato i contenuti della riforma, chiarito che nessuna sconfitta avrebbe comportato dimissioni e trainato da sola la rimonta del fronte del Sì. Una campagna solitaria, efficace quanto basta per ridurre il divario, ma non per ribaltare il risultato.Il paradosso politico è tutto qui: il centrodestra ha perso il referendum, ma Meloni ne esce rafforzata internamente. Ha dimostrato di essere l’unica in grado di muovere le truppe della coalizione. E questo dovrebbe far riflettere i suoi alleati: alle prossime elezioni politiche, potrebbe semplicemente rifare lo stesso — e farlo ancora da sola.
Poi c’è la questione Forza Italia nelle regioni del sud – storica roccaforte del cdx – quelle governate da FI hanno avuto risultati scarsi, evidentemente non adeguatamente “scaldati “. 
A caldo si commenta il risultato finale, ma quando si analizzeranno i dati, questo centro destra dovrà fare i conti con una Giorgia Meloni che gode di consenso personale, che si palesa ogni giorno di più!

Iena che osserva


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