Nino Strano, la poltrona in Senato, due condanne: e la questione morale?


Pubblicato il 07 Novembre 2011

di iena politica

Nino Strano approda al Senato della Repubblica dopo che Raffaele Stancanelli ha optato per la carica di sindaco di Catania. Noi di ienesiciliane sentiamo però il dovere di sollevare, ancora una volta, la questione morale tanto decantata da tutti ma attuata proprio da nessuno. Certo ancora non c’è una sentenza passata in giudicato, ma il neo senatore Nino Strano sbarca a Palazzo Madama forte di due condanne sul groppone e, per di più, di non poco conto.

Due anni e due mesi confermati in Appello al processo sui rimborsi per la cenere dell’Etna. Proprio da pochi giorni, infatti, la Corte d’Appello di Catania ha confermato le condanne inflitte in primo grado nell’ambito del processo denominato “cenere lavica”: si tratta dei contributi previdenziali concessi dalla ex giunta Scapagnini ai dipendenti del Comune tre giorni prima delle amministrative del 2005, per i danni provocati dalla cenere dell’Etna di un’eruzione avvenuta negli anni precedenti. I giudici hanno, infatti, confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione a componenti della giunta comunale allora in carica, di cui Nino Strano faceva parte. L’ ex candidato sindaco sconfitto Enzo Bianco ritenutosi danneggiato nella corsa a primo cittadino, proprio dalla delibera adottata dalla giunta municipale, si è costituito parte civile nel processo. A lui è stato riconosciuto un risarcimento danni di 50mila euro che il senatore Bianco ha già fatto sapere che destinerà in opere di bene.

Due anni e tre mesi di reclusione nel processo sul “buco di bilancio” al Comune di Catania. Non è tutto perché in primo grado il neo senatore Strano, nello scorso mese di ottobre, s’è beccato anche una condanna a due anni e tre mesi di reclusione con conseguente interdizione dai pubblici uffici per una durata pari alla pena principale. Il caso riguarda la “voragine” finanziaria esplosa al Comune di Catania ai tempi delle amministrazioni dell’ex sindaco Umberto Scapagnini (per lui due anni e nove mesi) condannato insieme ad alcuni suoi assessori che votarono il bilancio comunale. Tra di essi, come dicevamo, due anni e tre mesi di reclusione sono andati al neo senatore Nino Strano.

Adesso, diciamo noi, vabbene che nessuna delle due condanne è definitiva e, quindi, l’interdizione dai pubblici uffici comporterà la decadenza solo al momento del passaggio in giudicato della sentenza, ma ci chiediamo noi di ienesiciliane, è accettabile che un cittadino italiano con due condanne sul groppone, una in primo grado e l’altra già in appello, sieda tra i banchi del Parlamento? Moralmente è giusto che un italiano debba essere rappresentato da politici condannati per reati connessi alla gestione del patrimonio pubblico, pur trattandosi, lo ribadiamo, di due sentenze non ancora divenute definitive?

Una questione, quella morale, che abbiamo già sollevato sul nostro portale a proposito dell’assessore provinciale Domenico Rotella e del sindaco di Aci Castello, Filippo Drago, anch’essi condannati in primo grado a due anni e tre mesi per il “buco di bilancio” al Comune di Catania, con conseguente interdizione dai pubblici uffici. Per il primo, se conosciamo bene Giuseppe Castiglione, siamo certi che al più presto gli revocherà la delega di assessore…


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