Pienone all’ iniziativa sul caso StM alla GeoTrans con la segretaria della Fiom nazionale. “Chiediamo al Governo di intervenire e chiediamo un tavolo tra azienda, sindacati e istituzioni”


Pubblicato il 03 Marzo 2025

“Vogliamo sapere qual è il futuro di STMicroelectronics a Catania, quali saranno gli investimenti e le prospettive occupazionali. Chiediamo al governo, che è anche azionista, di intervenire e chiediamo un tavolo tra azienda, sindacati e istituzioni”.
È Rosy Scollo, segretaria generale della Fiom Cgil di Catania, a dare voce forte e chiara a chi lavora nello stabilimento catanese del colosso della microelettronica, durante l’incontro con i deputati regionali, nazionali ed europei, tenutosi stamattina nella sede GeoTrans nella Zona industriale di Catania.
L’iniziativa dal titolo “STMicroelectronics, quale futuro per Catania?” è stata concepita quale “confronto aperto sulle prospettive del sito di Catania”. Presenti anche esponenti di altre sigle sindacali. Sono intervenuti anche Carmelo De Caudo, segretario generale della Cgil di Catania e ha concluso i lavori Barbara Tibaldi, segretaria nazionale della Fiom Cgil.
Dopo la procedura di cassa integrazione per 2.500 persone in risposta alla presunta crisi congiunturale che coinvolge l’azienda, (che nello stesso tempo conferma gli investimenti nel nuovo impianto per i wafer in carburo di silicio), è tempo di interrompere l’attesa e comprendere il da farsi: “Il ministro Adolfo Urso è venuto qui, a Catania, l’anno scorso, ad annunciare forti investimenti. Bene, ma dopo gli annunci servono i fatti. Da giugno scorso, assieme alle nostre Rsu, chiediamo un incontro al ministero – continua Scollo-questa attesa non può essere infinita. Se necessario lo ribadiremo anche sotto alministero. Perché STMicroelectronics è arrivata a essere ciò che è oggi grazie ai suoi lavoratori”. 
Il futuro di STMicroelectronics a Catania dipende dalle strategie globali. Gli Stati Uniti, con il Chips Act da 52 miliardi, puntano a rilocalizzare la produzione, mentre l’Europa mira a raddoppiarla entro il 2030 con il proprio Chips Act, obiettivo difficile senza ST. Il piano China to China della multinazionale prevede tuttavia un rafforzamento della produzione in Asia, mettendo a rischio il ruolo dei siti europei.
Come ha sottolineato il segretario generale della Cgil di Catania, Carmelo De Caudo, si tratta dunque di “una questione che non riguarda solo i lavoratori dello stabilimento, ma l’intero tessuto produttivo di questo territorio.StM è molto più di un’azienda: è un pilastro dell’economia catanese, un asse portante del lavoro qualificato, della ricerca, dell’innovazione. Con i suoi oltre 5.000 dipendenti diretti e un indotto che ne coinvolge tante altre migliaia, rappresenta uno degli insediamenti industriali più rilevanti dell’intero Mezzogiorno. Non esiste, in Sicilia, una realtà produttiva con un impatto comparabile in termini di occupazione stabile e ad alta specializzazione”.
Il sindacato è preoccupato per il piano che prevede esodi incentivati: ogni tre lavoratori che lasciano, ne entra solo uno, segnando il primo ridimensionamento storico della ST a Catania. La strategia industriale prevede il trasferimento delle tecnologie su silicio a impianti da 12 pollici, mentre quelle su carburo di silicio rimangono su impianti da 8 pollici. Poiché Catania non dispone di impianti da 12 pollici, se la produzione su silicio venisse sacrificata, unitamente a un rallentamento del mercato automotive, ritardi nella transizione energetica e l’inasprimento della guerra dei dazi, il sito subirebbe un colpo durissimo.
Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil, ha chiuso i lavori sottolineando che “la richiesta da parte della Fiom-Cgil è di trasparenza. STMicroelectronics è un’azienda partecipata dallo Stato, che ha ricevuto cospicui finanziamenti pubblici. È inaccettabile che si parli di un piano tagli e di ristrutturazione dell’azienda. Oggi a Catania chiediamo alla politica di intervenire, sono mesi che sollecitiamo al Governo la convocazione di un tavolo interministeriale, con i ministri Urso e Giorgetti, i vertici aziendali e i sindacati per fare chiarezza sul piano industriale di StMicroelectronics. Non si gioca a nascondino sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori e sul futuro del territorio di Catania”. 
Sono intervenuti alla mattinata di confronto: Antonio Misiani (da remoto) esponente della segreteria nazionale del Partito Democratico ed ex viceministro dell’Economia, Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale del Partito Democratico (presente anche il consigliere comunale Maurizio Caserta); il senatore del PD Antonio Nicita; Giovanni Burtone ed Ersilia Saverino, deputati regionali del Partito Democratico; Giulio Sottanelli, deputato nazionale di Azione, Lidia Adorno, deputata regionale del M5S, che ha promosso la convocazione di un dibattito all’ARS sul futuro di ST, Luciano Cantone, deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, la senatrice pentastellata Concetta Damante e Nuccio Di Paola, coordinatore del Movimento 5 Stelle in Sicilia, Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra. Con lui presente anche il segretario regionale del partito, Pierpaolo Montalto. Per l’arcidiocesi di Catania è intervenuto Mirko Viola.


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