Politica, caso discarica di Motta: il trionfo della legalità condivisa o il trionfo dell’opportunismo politico?


Pubblicato il 20 Luglio 2014

Note “sbagliate” a margine della conferenza stampa di ieri in federazione democratica catanese…

di iena senza poltrona marco benanti

Tutti uniti sotto la bandiera della legalità e sotto le bandiere del Piddì: sulla vicenda della discarica di Motta S.Anastasia e l’operazione della magistratura, il partito per eccellenza di governo, il partito che contiene tutto e il contrario di tutto, si è fatto artefice di un’iniziativa che ha visto assieme “anime” e personaggi diversi, con storie diverse. Ma uniti, tutti uniti, contro la discarica. In nome della legge, prima di tutto.

Come Nicolò Marino, l’ex assessore regionale all’energia del governo Crocetta che ha ribadito che lui le cose le aveva dette, le aveva scritte, lo sapevano a Palazzo d’Orleans che sarebbe stato il caso di fare qualcosa sulla discarica. Risultato: nulla oppure ostacoli di fatto. E Marino che ha fatto? Si è dimesso? No. Alla fine lo hanno cacciato.

Magari se fosse andato via prima, denunciando tutto, in modo che l’opinione pubblica, che “ingoiava” ogni giorno il “mito” del governo della “rivoluzione”, potesse sapere cosa stava accadendo, non sarebbe stato meglio? Non lo ha fatto. E nessuno dica che non l’ha fatto per motivi di poltrona o affini.

E Nino Di Guardo, il sindaco impavido –a rischio per le sue scomode posizioni?- di Misterbianco che risponde ai cronisti dicendo che lui, in sostanza, non si era accorto che un “pezzo” della sua maggioranza non era contro la discarica? Che primo cittadino è? Inconsapevole, per caso? O magari un sindaco all’italiana?

E poi qualche buontempone avrebbe detto una battutaccia in questi giorni, eccola: ma a Proto hanno dato forse l’articolo 4? Sciocche frasi da bar! Freddure.

Nessuno dica che nel caso di Di Guardo viene prima la poltrona e poi la coerenza con le posizioni e le alleanze. E che siamo mica tutti democristiani? Che diamine! Anche perché siamo certi che Di Guardo saprebbe affrontare –senza trauma alcuno, anzi con la solita passione civile- un eventuale scioglimento del consiglio comunale in assenza di maggioranza: prima vengono le posizioni di principio e per la legalità. Poi, ma solo eventualmente, le esigenze di equilibrio politico dentro la maggioranza.

E che dire di Daniele Capuana: dopo la sconfitta –per un soffio- per la candidatura a sindaco di Motta, ieri è stato presente alla conferenza stampa. Ma non ha detto nulla. Forse, perché non c’era niente da dire di fronte ad simile spettacolo?

Ma poi, c’è da evidenziare l’ennesima “figura storica” del gruppo dirigente del Piddì che, a stretta “ruota di magistratura” (una vera e propria novità!), si è scatenato -dopo avere sonoramente perso in sede elettorale a Motta, con una mirabile operazione politica- sul tema discarica.  Lo sanno bene quelli del locale circolo Piddì con quanta coerenza e determinazione il Piddì catanese ha lottato al loro fianco! Una determinazione così forte, che non pochi a Motta quasi… non la ricordano! 

Sembrerebbe, così, che alcuni importanti esponenti delle lotte contro la discarica abbiano preferito non presentarsi in conferenza stampa: forse il pudore alligna ancora da qualche parte, anche nel Piddì? Oppure forse per i “vertici” vengono prima le esigenze di facile consenso politico?

Sullo sfondo, quindi, di questa ennesima pagina di “legalità e bene comune” (ma pensiamo che forse la logica degli interessi economici potrebbe presto farsi intravedere nel suo splendore) si stagliano –in tutto il loro candore illuminista- le mosse di una classe dirigente –quella siculo-catanese- che meriterebbe tante cose, magari una su tutte: un posto –in funzione di archivio storico- nel museo delle cere.  

 

 

 

 

 


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