Processo ai fratelli Lombardo: parlano i pentiti. Anzi uno si avvale della facoltà di non rispondere


Pubblicato il 06 Marzo 2012

di Iena Giudiziaria, Marco Benanti

Stamane dinnanzi al giudice monocratico Michele Fichera, della Quarta sezione penale del Tribunale di Catania, si è tenuta una nuova udienza del processo a carico dei fratelli Raffaele e Angelo Lombardo.

Sono stato sentiti alcuni pentiti tra cui Maurizio Di Gati e Francesco Iacona, mentre un terzo collaboratore di giustizia, Maurizio La Rosa, si è avvalso della facoltà di non rispondere perché secondo il suo legale, l’avv. Dino Milazzo: “La Rosa non si definisce un collaboratore di giustizia perché di fatto non lo è”. E poi ha commentato: “Iacona senza una dichiarazione di La Rosa che conferma il punto a mio modesto e sommesso parere non trova riscontro”.

A margine dell’udienza ha rilasciato delle dichiarazioni anche l’avvocato Guido Ziccone che assiste il governatore di Sicilia: “ritengo che la posizione del presidente della Regione Siciliana resti assolutamente serena perchè la prova raccolta quest’oggi ha avuto un esito assolutamente favorevole alla difesa. Abbiamo sentito -ha aggiunto il prof. Guido Ziccone- una testimonianza che raccontava fatti de relato, attraverso un altro soggetto de relato. Un momento di questo collegamento è venuto meno perchè Maurizio La Rosa, in qualità di imputato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere”. Il legale di Raffaele Lombardo ha anche precisato come a suo avviso “sulla deposizione di Maurizio Di Gati ci sono delle importanti contraddizioni”.

Di Gati e Iacona accusano: appoggi elettorali e favori. E Maurizio La Rosa si avvale della facoltà di non rispondere. E quindi non conferma Iacona. “Non è collaboratore di giustizia” -dice il suo legale.

Di Iena Giudiziaria, Marco Benanti

L’ Mpa? “Un buon partito, abbastanza nuovo, emergente noi lo abbiamo appoggiato da quando Calogero Lo Giudice ha lasciato l’Udc per passare all’Mpa”. E ancora: “noi davamo voti lo ci davano quello che volevamo”. Così ha parlato, fra l’altro, Maurizio Di Gati, collaboratore di giustizia, già “pezzo da novanta” della mafia agrigentina: stamane il pentito è stato sentito, in videoconferenza, nell’ambito del processo per reato elettorale contro i fratelli Angelo e Raffaele Lombardo, parlamentare nazionale e presidente della Regione Siciliana, in corso davanti al giudice monocratico Michele Fichera della quarta sezione penale del Tribunale di Catania.Alle domande del Pm Carmelo Zuccaro, che rappresenta l’Accusa con il collega Michelangelo Patanè, Di Gati ha, fra l’altro, dichiarato: “dopo Cuffaro si sapeva che il partito maggiore doveva essere l’Mpa”. Insomma, a sentire Di Gati,” i progetti camminavano paralleli”. Nel racconto del collaboratore si aggiunge che l’ordine di appoggiare il movimento di Lombardo lo avrebbe avuto da Angelo Di Bella, mafioso agrigentino e che inoltre avrebbe perorato la “causa” del partito lombardiano con un versamento di 40 euro a voto per le famiglie bisognose.Di Gati ha anche parlato dei suoi rapporti con la mafia catanese e del rapporto impresa-criminalità organizzata. E ha fatto riferimento all’appalto del “Tavoliere” (uno dei capitoli principali del processo per lo scandalo “Garibaldi”, oggi in appello, in cui la stampa è pressocchè assente, mentre oggi era presente in forze): l’appalto –secondo quanto ha riferito Di Gati- sarebbe stato ottenuto con l’appoggio di Valerio Infantino, funzionario della Regione e allora commissario all’Iacp di Catania, che bandì la gara. Su questo appalto si è parlato di Vincenzo Randazzo. “…Questo Randazzo era un imprenditore di Agrigento con sede a Roma, si era messo a nostra disposizione per quanto riguarda i lavori di Catania e si era messo in contatto con noi perchè aveva avuto difficoltà con la famiglia Santapaola, .Da lì abbiamo iniziato ad andare e venire da Catania. Questo appalto era un finanziamento della Regione, abbiamo vinto il lavoro tramite un dipendente a noi vicino di nome Valerio Infantino appoggiato dall’allora onorevole di Catania Giuseppe Castiglione e da suocero il Senatore Firrarello”. Di Gati ha parlato altresì di incontri romani di questi politici e dell’interessamento di altri lavori, come l’appalto per l’aeroporto. “So di questi rapporti perché me lo dissero Randazzo e Mirenna(imprenditore di Paternò condannato per mafia, ndr)” . Nel procedimento “Garibaldi” Castiglione è stato assolto, Firrarello è imputato, in appello, dopo una condanna per turbativa d’asta aggravata dall’avere agevolato la mafia. La Procura Generale ha rilevato la prescrizione, escludendo l’aggravante.Certo, che, a sentire le domande del Pm Zuccaro, l’arco temporale interessato dalle risposte Di Gati è stato quello fra il 2001/2002 e il 2006. Ma l’Mpa è nata nel 2005 e le contestazioni agli imputati sono riferite al 2008. Ma gli appalti specifici per l’organizzazione mafiosa quali furono? La Difesa di Lombardo non ha fatto domande a Di Gati.L’altro pentito sentito è stato Francesco Iacona il quale, fra l’altro, ha riferito cose riferitogli da altri: “Maurizio La Rosa mi ha parlato di Ciccio La Rocca (capomafia di Caltagirone, ndr), dicendomi che giostrava il Presidente Lombardo come voleva lui” –ha Iacona. Ma Maurizio La Rosa ha fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il suo legale, l’avv. Dino Milazzo ha precisato: “La Rosa non si definisce un collaboratore di giustizia perché non lo è. Iacona senza una dichiarazione di La Rosa che conferma il punto a mio modesto e sommesso parere non trova riscontro”. Prossima udienza il 3 aprile.


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