“Pubblica Istruzione”: Cara Ministro Falcucci, eravate dei Giganti


Pubblicato il 06 Aprile 2020

Egregio Ministro Franca Falcucci,

anche se lei è passata a miglior vita, le debbo poche righe. Nella prima metà degli Anni Ottanta, lei fu Ministro dell’Istruzione. Ci furono contestazioni, proteste: ricordo bene quei tempi. Da sinistra, in quei tempi arrivò una dura opposizione.

A me, sinceramente, quel suo tratto umano a metà fra odore di sacrestia e portamento da brava madre di famiglia dell’Italietta cattolica non piaceva tanto. Non parliamo della scuola di quei tempi, in linea con il post fascismo, eterna condizione di un paesello come questo, passato alla “democrazia” mantenendo culture, codici e riflessi ben radicati nel Ventennio. Vale anche oggi, sebbene l’apposita sinistra italiana continui a coltivare -e il sistema dominante apprezza sempre- l’opposizione “destra-sinistra”, con il solito corollario del “meglio votare per il meno peggio”. Cioè il disastro, magari in nome dell’ antifascismo o altri “fantasmi” evocati per tenere in piedi il sistema dominante.

Bene, le devo queste due righe per farle sapere che lei probabilmente è stata il miglior Ministro dell’Istruzione degli ultimi quarant’anni. Dovrei ricordare il suo impegno in politica, ricco di incarichi di grandi prestigio e di risultati: ricordo solo, tra i tanti (la legge contro il precariato, per la riforma dei programmi della scuola elementare, fra gli altri) che lei è stata presidente della commissione che ha redatto, nel 1975, un documento fondamentale per la storia dell’istruzione italiana, quello per l’inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità. Un pagina di cui andare fieri. Non chiacchiere, non cortei, non anatemi, ma un risultato importante nella società piccolo borghese e post fascista italiana.

Oggi, a distanza di tanto tempo, non trovo reali riferimenti che le si possano avvicinare: la devastazione culturale e politica dell’Italietta ha raggiunto vertici che nemmeno Pier Paolo Pasolini avrebbe potuto immaginare. Oggi la scuola italiana vive nel vuoto, nel vuoto pneumatico, che getta via le vite e i diritti di milioni di persone. Un sistema violento che nella sua cieca ignoranza passa sopra le persone, fra dirigenti-sceriffi e docenti umiliati, in mezzo ad una burocrazia con connotati da incubo.

Del resto, in Italia le persone, o meglio il singolo, l’individuo non conta assolutamente niente: le prerogative dello Stato vengono prima nei Tribunali come negli istituti scolastici. Con assoluta normalità.

A distanza di anni, le devo dire che non meritava tante critiche. Sempre meglio quella classe dirigente, che il Vuoto Pneumatico, magari colorato di rossetto, di questi tempi di violenza e di nulla.

Eravate dei Giganti.

Tanto le dovevo

Marco Benanti

6 aprile 2020.


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