L’arte di arrangiare


Pubblicato il 05 Settembre 2026

di Marco Iacona.

Quando Fiorello, che è bravissimo, imitava Ignazio La Russa, non in tivù ma alla radio, venivano fuori gag da leggenda. Si diceva: Fiorello è più La Russa dello stesso La Russa. Mitica quella della gara coi parenti a chi “piscia più lontano”. Ovviamente, il vincitore era lui. Sempre lui.

Ma venne il giorno che anche Giorgia Meloni, non sua allieva né sua protetta bensì stimatissima amica (“Giorgia si è fatta da sola e non ha avuto bisogno di Pigmalioni”), superò finalmente tutti. Berlusconi compreso. A Bari celebra la sua vittoria personale e politica (prima la seconda o prima la prima?), tra complimenti, “evviva” e “sei bellissima”. Ha ragione Flavia Perina, quattro anni fa era stato tutto più difficile. Perchè il cav era ancora vivo, perché l’Italia veniva fuori da un momento difficilissimo, perché gli alleati credevano di poter essere appunto alleati e non strumenti. D’altra parte Vannacci non c’era ancora e le vannacciate talvolta di destra, cioè digeribili, talvolta contro la destra, dunque pericolose, non c’erano ancora.

Eppure, quattro anni fa, la prima donna a diventare premier, che si era dimostrata tutta d’un pezzo, riscuoteva unaa naturale sympatheia tutta italiana, un mix di sentimentalismo e tradizionalismo, magari anche un po’ orgonco (ma molto soft), per lo più rimasto tale. Certo il potere logora, se non altro logora se hai come ministri e sodali gente che proprio di prima scelta sembra non essere. Meloni, da questo punto di vista, è una sorta di alieno. Se le femministe fossero appunto per le femmine e non per le femmine-di-sinistra ne farebbero una bandiera da giocarsi per le prossime cinque generazioni. Ma chissà se sarà così.

Sola al comando dunque, maglia bianco-celeste (cioè della Lazio), anche se forse preferirebbe, oggi, giallo-rossa. Trump è stato prima suo amico, con Musk, poi nemico. Lei è riuscita ad assorbire la botta, anche perché molti media di destra cominciavano a descrivere il presidente Usa come un pazzo lucido, uno capace di litigare col proprio “se stesso” prima dello scoccare della mezzanotte, andando avanti per la propria strada – il punto è proprio questo: forse una stradina senza curve e salite –; adesso, dice anche Perina, riscoprendo la morta Europa per proprio tornaconto e in funzione anti-Vannacci. Largheggiando in promesse poco mantenibili, giocando ancora tutto sul proprio “essere Giorgia”. Una specie di ducismo piccolo piccolo, senza particolari stravolgimenti di regole e consuetudini, da Terzo millennio, con telefonate della figlia, traduzioni in inglese fai-da-te (ma impeccabili), esternazioni social, bagni di folla e tiritere alla Alberto Sordi. D’altro poco si è visto, perché (non per difenderla) gli spazi erano quel che erano. Sono anni ormai che negli ambienti colti e accademici va in onda una trasmissione dal titolo: La sovranità è morta, abbasso la sovranità!”. Il suo problema, ma anche la sua fortuna, è che l’Europa ammazza-Stati dorme anche se di sonni agitati.

Anche il brutto colpo del Referendum, forse più una prova generale del consenso a Vannacci che altro, è stato assorbito alla meno peggio. Ovviamente, la Meloni non è riuscita a cambiare gli italiani, che corrono sempre in aiuto del vincitore; se non altro però in assenza di una opposizione seria e credibile (Conte? Suvvia!), ha tirato a campare fino ad oggi e, se non ci saranno stravolgimenti, così farà fino alla fine. Una democristiana senza la Dc, né i socialisti né i repubblicani.

Se non si registreranno novità assolute, il suo maggior nemico sarà il Generale. Ennesimo esempio (ma li avete mai contati?) di destra a destra della destra (talvolta a sinistra della destra) che va per gli affari suoi (e se le va bene cita Bardèche); considerando che il Paese continua ad essere (fascista? No, Umberto Eco, mi dispiace) conservatore. E vivaddio nella Patria della Chiesa ci sta pure. Vannacci lavora per la sinistra, fa il lavoro sporco e quello pulito insieme, si prende la cac… con le accuse di rivolere il fascismo, beve la cioccolata quando parte della stessa destra – intendo dire mediatica – ne condivide le chiacchiere anti-immigrazione, oppure i riferimenti da impiegato comunale al vocabolario Treccani circa le definizioni di remigrazione, razzismo e deportazione. Se non altro c’è ancora qualcuno che adopera il vocabolario della lingua italiana.

Meloni vivrà! Vivrà fino a quando la sua immagine glielo consentirà, una immagine “vecchia”, da figlia del popolo, da donna che ha tirato avanti tra difficoltà e delusioni. Da romanzo popolare. Per paradosso (ma non troppo) è anche una delle ragioni per cui le malefatte dei gerarchetti non sono causa di crolli e devastazioni. Lei è lei, e gli altri non sono un caz… Torna in maniera preponderante la filosofia di Alberto Sordi. Primum chiacchierare per vivere… Gli italiani lo sanno, perché gli italiani al professionismo politico hanno sempre preferito la più dilettantesca ammirazione. Fu così per quel predappiese di qualche decennio fa. Prima socialista, poi dittatore (ma le due cose non è detto siano contrarie), poi ancora socialista. Gli italiani più che fascisti erano ammiratori del duce, e gli italiani, oggi, più che sostenitori di Fratelli d’Italia e, ieri, di Forza Italia sono prima di tutto, o esclusivamente, meloniani e berlusconiani. Ammirano l’arte di arrangiare due-tre parole, soprattutto se prive di ragioni.


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