Referendum: Cassazione convalida firme. Ma Codacons chiede alla Corte dei Conti di indagare


Pubblicato il 08 Agosto 2016

FARE LUCE SUI RIMBORSI SPETTANTI AI COMITATI PER IL SI E PER IL NO.  SI RISCHIA FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI
 
Mentre la Corte di Cassazione ha convalidato le firme raccolte per il referendum costituzionale, il Codacons ha presentato una istanza alla Corte dei Conti e all’Ufficio di presidenza della Camera, affinché sia fatta luce una volta per tutte sui rimborsi spettanti ai comitati referendari.
Come noto ai comitati promotori, nel caso di quesito dichiarato ammissibile e di quorum raggiunto, viene riconosciuto un rimborso pari a un euro per ogni firma valida raccolta – spiega l’associazione –  Una forma di finanziamento pubblico che da un lato risarcisce i comitati civici che si attivano per proporre un referendum, dall’altro rimborsa anche quei partiti politici che hanno fatto di questo strumento un loro cavallo di battaglia.
“la circostanza fattuale che tanto alla Camera quanto al Senato sia stato già raggiunto il quorum per richiedere formalmente la consultazione assume a parametro per consentire una valutazione in termini di razionalità, efficienza, perequazione e soprattutto legittimità del proliferare di partiti e comitati comunque in via generale riconducibili a partiti, in un contesto in cui i rimborsi ex art. 1,4 legge 157 del giugno 1999 finiscono di fato per costituire una forma alternativa di finanziamento in realtà vietato dal Decreto Legge 28 dicembre 2013, n. 149 – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede che l’ Autorità svolga un accertamento  in ordine ad un rischio di elusione delle previsioni di cui al Decreto Legg, n. 149 – sul divieto di finanziamento pubblico ai partiti – laddove i meccanismi di indennizzo finiscono di fatto per costituire una forma alternativa di finanziamento pubblico, in un contesto in cui l’azione referendaria è stata comunque già legittimata e giustificata dal preventivo e di per se sufficiente raggiungimento del quorum su iniziativa parlamentare.
Nel contempo, nel rivolgerci all’Ufficio di Presidenza  si chiede di operare uno stretto controllo durante le procedure di richiesta di indennizzo, considerando che sia ragioni di logicità e razionalità che di spending review, dinanzi ad un unitario quesito, impongono comunque di evitare che ad ogni comitato venga concesso singolarmente l’indennizzo totale e che, quindi, venga erogato un solo ed unico rimborso, da dividere tra i comitati, escludendo l’evenienza che ciascun comitato possa aver diritto al rimborso di 500.000 euro”.

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