Rimpasto di giunta a Catania: quattro nuovi assessori, nessuno all’altezza di Parisi


Pubblicato il 17 Novembre 2025

Il cambio di metà mandato sacrifica la meritocrazia sull’altare degli equilibri politici.

E il “cuffariano” Marletta resta in carica: ma la “questione immorale”, pardon “morale” che fine ha fatto? Il centrodestra della “legalità alla ricotta salata” si conferma per quello che è: un concentrato di falsi perbenisti

Il sindaco di Catania – come ampiamente previsto –  ha nominato quattro nuovi assessori nel rimpasto di giunta, ma nessuno di loro sembra possedere le competenze dell’assessore uscente Sergio Parisi, dimessosi stamattina dall’incarico. Una scelta che solleva interrogativi sulla premiazione del merito nella politica locale.
Fratelli d’Italia: divisioni interne alla luce del sole
Il rimpasto ha evidenziato le profonde spaccature all’interno di Fratelli d’Italia. Il neoassessore Bottino ha deciso di non dimettersi da consigliere comunale per impedire l’ingresso di un collega appartenente a una corrente avversa. Una dinamica che ricorda le peggiori abitudini della Prima Repubblica, quando le correnti interne ai partiti erano più numerose dei partiti stessi.
Parisi: vittima del “campo largo” del centrodestra
Sergio Parisi non ha mai nascosto il rammarico per aver dovuto cedere il posto alle logiche di appartenenza politica. Paradossalmente, l’ampia maggioranza che ha sostenuto l’elezione del sindaco si è rivelata un boomerang per la buona amministrazione. Parisi è stato, di fatto, vittima del “campo largo del centrodestra”.
La resa dei conti in sala Bellini
Durante il giuramento degli assessori tenutosi in sala Bellini, le diverse correnti di Fratelli d’Italia si sono manifestate apertamente, trasformando l’evento in una sorta di derby politico. Il gruppo più numeroso – rappresentato massivamente da tutti gli amministratori locali – legato alla corrente Pogliese, ha dominato la scena in sostegno del neo assessore Luca Sangiorgio. Anche il Ministro Musumeci è intervenuto a sostegno dell’assessore Bottino, confermando la natura eminentemente politica delle nomine.

La meritocrazia amministrativa e politica, anche oggi, è stata sacrificata all’altare delle preferenze, in barba ai moralisti dell’ultima ora!


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