Occorre rimuovere il disfattismo e farlo prima di subito, emarginando dal dibattito pubblico invidiosi ad un tanto al chilo, faziosi cantori del pessimismo, uccelli del malaugurio biliosi e con la bava alla bocca, perché a Catania ormai il tempo volge al bello. E, lungi dal parlare del meteo, è il contesto socio-economico cittadino quello a […]
Catania, brucia(to?) terreno confiscato alla mafia e affidato alla coopetariva “Beppe Montana Libera Terra”. Ipotesi dolosa
Pubblicato il 07 Giugno 2012
di Fabio Cantarella, iena antimafia
Sei ettari di agrumeto, in contrada Casabianca a Belpasso, nella provincia di Catania, sono stati distrutti da un incendio. Si tratta di terreni confiscati al clan mafioso della famiglia Riela e affidati ai giovani della cooperativa ”Beppe Montana Libera Terra”. Secondo i primi rilevamenti sono andate totalmente in fumo oltre 2000 piante di arance e 100 di ulivo. Secondo quanto trapelato, i terreni erano perfettamente recintati.
Sul gravissimo fatto, che ben lascia intendere quanto margine d’azione abbia la criminalità organizzata a Catania e provincia, è stato presentato un esposto contro ignoti da parte dei giovani della cooperativa. Infatti, nel corso di un accurato sopralluogo diretto ad accertare le cause dell’vento avrebbero scoperto un foro nella rete del terreno adiacente e un orologio bruciato.
“In attesa degli accertamenti e delle indagini delle forze dell’ordine – ha commentato con una nota l’associazione antimafia Libera – i primi rilevamenti fanno pensare a un’ipotesi dolosa. I danni sono notevoli e le piante completamente distrutte. Le fiamme che hanno colpito l’agrumeto provocano disorientamento e fatica ma non fermeranno la scelta, l’impegno, la determinazione di Libera e della sua rete nell’opera di restituzione alla collettività in Sicilia, come in tante altre parti del Paese, di quanto le mafie hanno sottratto con la violenza e la minaccia. Il nostro impegno per la legalità e la giustizia proseguirà senza cedimenti, consapevoli della corresponsabilità e della concretezza che in quella terra come nel resto del Paese stiamo cercando di costruire”.



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