Catania: il giudice, l’avvocatessa, il “maschilismo” e una vicenda forse da riscrivere


Pubblicato il 10 Dicembre 2019

di iena giudiziaria Marco Benanti

“Alle ore 12: 37, il sottoscritto avvocato viene invitato a “scegliere” tra fare l’avvocato e fare la mamma solo per aver chiesto se era possibile denuclearizzare le udienze, visto che ancora le prime udienze non erano state trattate! Io penso che essere Giudici non autorizza nessuno a mancare di rispetto così palesemente e pubblicamente….Profondamente sdegnata…”il post, di ieri, su facebook, è dell’avv. Silvia Neri. Da allora, è stato un susseguirsi di frasi, dichiarazioni, attestati di solidarietà, comunicati o simili per condannare l’episodio. Sono intervenuti sul web non solo avvocati. Ma cosa è accaduto? Un possibile caso di maschilismo? Sessismo?Altro?

Come un “fiume in piena” da facebook il “flusso dell’indignazione” non si è fermato fino ad oggi. Ma cosa realmente è accaduto? E’ andata veramente così? Stamane, abbiamo provocato a parlare con il giudice protagonista dell’accaduto, presunto autore della frase “incriminata”. Ma il dott. Guido Oliva non ha rilasciato dichiarazioni.

Allora, abbiamo provato a scoprire se qualcuno avesse assistito al fatto. E qualcosa è venuto fuori. Che non depone assolutamente per quanto fino a poco fa si sta continuando a scrivere. Infatti, abbiamo appurato che la frase è stata certamente pronunciata. Ed è una frase infelice. Ma c’è dell’altro? Sì, a cominciare dal contesto.

Da anni, nella ex pretura, che ospita la quarta sezione penale del Tribunale di Catania, le condizioni in cui si lavora sono emergenziali: strutture insufficienti, soprattutto aule sovraffollate, spazi ridotti, una massa di processi che rende tutto più complicato, con gli operatori di questa macchina impazzita che è la “giustizia” italiana in perenne stato di affanno.E talora di esasperazione. Esasperazione che deriva anche dalla cattiva organizzazione delle udienze. Ma non solo:c’è anche l’abitudine di alcuni avvocati di cercare di anteporre le proprie esigenze per accelerare la trattazione dei processi.

Ecco, allora, cosa abbiamo appurato: ieri il giudice Oliva ha cominciato l’udienza dopo le 11,30, perchè impegnato in Tribunale in composizione collegiale. Ritardo comunicato agli avvocati, il giorno dell’udienza, con un avviso cartaceo. Con 44 fascicoli da trattare, è cominciata l’udienza con i fascicoli da rinviare -per incompetenza- e con quelli per i quali erano state rappresentate delle necessità particolari.

In questo contesto, l’avvocatessa Neri ha chiesto un ordine di trattazione, ponendola, a quanto pare, da subito, sul piano del rispetto. Il giudice, infatti, ha controribattuto che fino ad allora era stato in altra udienza, a lavorare.

In particolare, a questo punto, cosa sarebbe accaduto? L’avvocatessa si sarebbe avvicinata allo scranno del giudice, mentre stava celebrando altro processo, per consultare (è un suo diritto, precisiamo) il fascicolo, disturbando di fatto il dott. Oliva al lavoro. Al garbato rimbrotto del giudice, l’avvocatessa avrebbe detto che lei “ha i figli da prendere a scuola”. Suscitando la reazione, forse un po’ scomposta nei toni, del magistrato.

Insomma, un episodio che più al presunto maschilismo è legato alla cattiva organizzazione degli uffici giudiziari.

 



 

 
 

 

 

 

 

 
 
 
 
 

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