Catania, prete adescato sul web sborsa 10mila euro per impedire diffusione delle scene intime online. Poi denuncia il ricatto


Pubblicato il 21 Luglio 2012

di iena cattolica

Ma in che mondo viviamo? C’è da chiederselo col cuore in mano a leggere certe notizie che emergono grazie alla stampa. A far riflettere è la storia di un prete catanese di 47 anni che per alcuni mesi è stato ricattato da una giovane donna di Latina che minacciava di diffondere immagini compromettenti che lo riguardavano, ossia le scene intime del prelato registrate con la webcam dalla donna.

All’inizio il prete ha pagato il silenzio e a caro prezzo (si parla di diecimila euro) ma poi stanco e afflitto dalla penosa vicenda si è rivolto alla Polizia postale di Catania che, su incarico della Procura della Repubblica di Catania, ha rintracciato la donna e l’ha denunciata a piede libero per adescamento ed estorsione.

Dalle indagini è emerso che la donna del Lazio, ha contattato il sacerdote sul suo profilo di Facebook con l’obiettivo d’instaurare un rapporto di amicizia, ma la relazione è diventata via via sempre più stretta e così si è passati all’intimità online.

Poi il ricatto andato avanti per alcuni mesi, ovvero sino a quando il prete catanese ha trovato la forza di denunciare. Agli agenti della Polizia postale ha spiegato di avere ceduto in un momento di debolezza e di essersi pentito e di volere porre fine alla vicenda, e soprattutto al ricatto.

La Procura della Repubblica di Catania ha disposto accertamenti che hanno permesso di trovare ‘file’ compromettenti e prove contro la donna, che è stata denunciata in stato di libertà perché non colta in flagranza di reato.

Che dire, noi riteniamo che i sacerdoti dovrebbero frequentare i social network per educare i giovani ad una più vita sana, più reale e meno virtuale, vissuta nel rispetto degli insegnamenti cristiani. Non ci pare che sulla Bibbia si parli di sesso virtuale, certo allora non esisteva internet, ma gli insegnamenti cristiani parlano di ben altri principi. Con questo vogliamo dire che nessuno obbliga gli uomini a seguire la via del sacerdozio, ma nel momento in cui si ritiene di farlo per vocazione la missione ecclesiale non deve essere travisata. E la Chiesa, un po’ come sono tenuti a farlo i ministeri dell’Interno e della Difesa in occasione del reclutamento del personale da adibire alle forze dell’ordine, dovrebbe vigilare un po’ di più sulle qualità morali delle persone alle quali assegna l’abito talare.


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