Cronaca: sono morti 700 uomini


Pubblicato il 19 Aprile 2015

di marco pitrella

700 morti in un naufragio al largo delle coste libiche. 28 superstiti. 24 le salme – in aggiornamento – sinora recuperate. Ecco le cifre. Eccovi la notizia, nel più vivido rispetto delle “5 W” del giornalismo: “who? what? when? where?

why? Chiedere a quelli che ancora cantano “yes we can” di Barack Obama… e il fallimento della disastrosa primavera araba… la prima delle tante sciagure.

Eppure “che cosa tremenda è l’anonimato!” quanto ci allontana dal senso d’umanità.

In fondo scrivere, con titoli “uguali sempre uguali”, che è “la tragedia più grande di sempre, o una tragedia mai vista” non vuol dire tutto e non vuol dire niente.

Perché – parafrasando Pierrot le fou, di Jean Luc Godard –  “Non sai nulla delle singole persone. Avevano moglie? figli? Preferivano il teatro o il cinema?”

Se lo chieda l’Europa (assente).

Se lo chiedano gli “inclini” al senso d’indignazione collettiva, spesso e volentieri colmo del velleitarismo di facciata.

Se lo chiedano il goverNani pieni di contemporaneità – senza passato né futuro – durante l’encomio funebre “d’occasione”, quando con una bella cerimonia di stato seppellirà “i morti” – umani troppo umani in vita – in una qualunque fossa comune.

Magari – poi – sarà fatta un monumento alla memoria da consegnare alla sensibilità d’ognuno.      

E vanaglorioso sarà l’ennesimo “vertice straordinario” o l’ennesima “riunione del consiglio dei ministri”… intanto “il concluso” semestre di presidenza italiano del Consiglio dell’Unione Europea è trascorso nel nulla, se lo ricordi Renzi, il Mattel pneumatico, prima d’inviarci l’ hashtag.

Sempreché non vi sia Laura, “la presidenta”, a fargli eco con l’ennesimo tweet dai contenuti “boldriniani”.

Lunedì le bandiere della repubblica italiana e dell’unione europea – volutamente minuscolo – saranno esposte a mezz’asta in segno di lutto.

Questo è quanto.


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