Cronache del Regime, arriva Carmelo Zuccaro alla Procura: il giorno dell’ orgoglio –“ferito” e “riscattato”- dei magistrati catanesi. Ma il Podestà è assente: tutto a posto?


Pubblicato il 30 Giugno 2016

 di iena in mezzo alle toghe festanti Marco Benanti (nella foto il presidente della corte d’appello Giuseppe Meliadò)

“La nomina di Zuccaro fuga ogni ombra sul fatto che l’ufficio di Catania non possa essere guidato da un magistrato di Catania la sua figura è garanzia di un lavoro sereno, puntuale e rigoroso. È un condottiero”. Ad un certo punto del suo discorso introduttivo della cerimonia, il presidente (prossimo alla pensione) del Tribunale di Catania Bruno Di Marco ha  tirato fuori il “sassolino” (o il “sassolone”) dalla scarpa (o dalla pancia?).

Dopo cinque anni e più passati a sentire parlare di “Procuratore straniero”, che sarebbe stato necessario per dare credito ad una Procura accusata di essere “ostaggio” di cordate e/o di logiche familiste o simili (vedi alla voce Caso Catania, quello vero, quello scoperchiato da “quattro pazzi” in testa il Presidente Giambattista Scidà), per la magistratura rossazzurra è arrivato il giorno dell’  “orgoglio”. “Ferito” e “riscattato”. Il “pride in toga” è risuonato nelle parole –un fiume  di retorica- del presidente della Corte d’Appello Giuseppe Meliadò: dopo Bruno di Marco, è stato lui a infarcire la presa di possesso dell’Ufficio Requiente da parte del catanese di nascita Carmelo Zuccaro (classe 1956) di ricordi autobiografici, di elogi sperticati, di autocelebrazioni dei magistrati rossazzurri, in primis di Zuccaro. Che è rimasto in silenzio, mentri tutti lo elogiavano.

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Lo hanno elogiato da tutte le parti nell’aula “Famà” di Palazzo di “giustizia”: brutto segno. Tutti sinceri questi apprezzamenti? L’uomo, il giurista ha doti universalmente riconosciute, in particolare dal punto di vista professionale, ma quella risuonata ieri mattina è stata una “sinfonia corporativa” in pieno “stile italiano”. Una “sinfonia” arrivata dopo i cinque anni di Giovanni Salvi, partito “straniero” e arrivato ottimo “catanese”. E promosso.

Lui, Zuccaro, sessant’anni a ferragosto, ha detto parole prevedibili: omaggio ai suoi precedessori, parole di allarme sulla “mafia economica” (e la pubblica amministrazione?) e omaggio a Salvi. Di cui –si dice- sia una sorta di “erede”. Tante sono le attese attorno a questo catanese taciturno, magistrato vecchio stampo, capace di inquisire il collega Nico Gozzo e capace di chiedere l’archiviazione per il “diavolo” (secondo taluni “il male assoluto”) Raffale Lombardo. Insomma, Zuccaro ha le palle.

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Attorno a lui, le solite facce del paese Catania: assieme ai magistrati, i vertici delle forze dell’ordine locali, qualche avvocato, qualche manager. In prima fila l’ex procuratore generale Giovanni Tinebra, colpito duramente dalla malattia. Invece, saltellante come sempre, come un giovanotto, l’ex procuratore della Repubblica Enzo D’Agata, magistrato “vecchio” (gli “anni bui” secondo una certa “pubblicistica paraprogressista”) e magistrato “nuovo”(fu nominato a capo dell’Ufficio Requirente anche con il contributo rivelatore dell’ottima sinistra catanese). Accanto a D’Agata, altri volti noti, come quelli di Enzo Serpotta e Renato Papa: con loro tante altre facce della corrente di sempre, quella che comanda, Unicost, o meglio “uniti per costituzione” (ad occupare i posti).

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E le altre istituzioni? Abbiamo visto in faccia il Prefetto di Catania (ce ne eravamo dimenticati le sembianze), e da Palazzo degli Elefanti sono arrivati il “quasi sindaco”, il vice Marco Consoli, l’assessore alla legalità Rosario D’Agata (che ci pare dia sempre il meglio in queste occasioni celebrative) e il presidente del consiglio comunale (esiste, il consiglio comunale esiste) Francesca Raciti.

E il Podestà? Non c’era: ufficialmente impegnato fuori città per impegni istituzionali. Eppure il giorno prima era stato presente, fascia tricolore da sindaco ben indossata, alla parata per la nuova cittadella giudiziaria. Ieri, invece, niente: per lo sconforto di taluni, che si aspettavano magari un discorso sulla legalità a Catania. Così, forse, magari per rallegrare l’atmosfera un po’ plumbea. E invece, niente: sarà per un’altra volta? 

Ps: notazione dovuta per il magistrato Carmelo Petralia. Dopo avere perso al Csm proprio contro Zuccaro per la corsa alla Procura di Catania, ieri mattina è venuto e ha pure fotografato il suo “avversario” vincitore. Esempio magistrale: non esiste solo il carrierismo e le “coltellate” fra toghe, esistono anche gli uomini come Carmelo Petralia.

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