Editoria: nell’ultimo libro di Alfio Caruso, la Sicilia, l’indipendentismo e il….Pus(Partito Unico Siciliano)


Pubblicato il 11 Aprile 2015

di Ignazio De Luca (nella foto Alfio “Fredi” Caruso e Silvia Ventimiglia)

Abituale location, la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, per riparlare dell’ultima opera di Alfio, per gli Amici stretti, “Fredi” Caruso, ex giornalista, ha consegnato il tesserino all’Ordine nel 2011, oggi molto apprezzato scrittore, col vizio della ricerca storico-documentale, come in questo nuovo lavoro:  

“quando la Sicilia fece guerra all’Italia“. 
 
Saletta gremita al secondo piano della libreria delle sorelle Cavallotto, non potevano mancare il presidente del Teatro Stabile Nino Milazzo e il docente universitario Tino Vittorio,
 
Silvia Ventimiglia, visibilmente emozionata per il privilegio, sarebbe stato anche per lo scrivente lo stesso, presenta brevemente la trama storica del libro che si dipana in Sicilia dallo sbarco alleato del ’43 fino all’omicidio di Stato di Salvatore Giuliano avvenuto nel 1950.
 
Nessuna narrazione della trama, in queste note, chi è interessato vada dalle sorelle Cavallotto ad acquistare il libro, solo qualche riflessione, sulle molte cose condivise e sull’unica in disaccordo.
 
Come al solito in tutte le sue opere, Alfio Caruso, scrive nomi e cognomi, mai cedendo alla tentazione di citare un anonimo manco fosse uno. Questa volta si spinge oltre. Tributa, quasi come omaggio postumo alla memoria, alle centinaia di persone, cadute nell’oblio dell’anonimato pur se sorretti da alti Ideali, siano esse state: popolani, contadini, poliziotti, soldati, le generalità complete e di tanti anche il luogo di nascita.
 
Delle centinaia di questi eroi obliati, con grande deferenza voglio ricordare l’antesignano, il capostipite dei cacciatori di latitanti: il tenente colonnello dei Carabinieri, Luigi Geronazzo.
 
Alfio Carusoritiene che tra il 43 e il 50 siano cadute tra 1500 e 2000 vittime, una vera guerra civile, pur mai dichiarata. Ritiene che il movimento indipendentista siciliano, più che su milioni di Siciliani, poteva contare su qualche migliaio di disperati e convinti.
 
Classifica Finocchiaro Aprile come una specie di “antifascista per forza”, visto che Benito Mussolini in persona, gli aveva negato due prestigiosi e ben remunerati incarichi.
 
Salvatore Giuliano, raccontato e vivisezionato in diversi capitoli del libro è descritto, come un folle ma lucido pluriomicida, più di 400 gli assassinii che gli attribuisce, completamente strumentalizzato, come un ” pupo “nelle mani dei ” pupari”, del Partito Unico Siciliano, nel cui acronimo, PUS, sono compresi: massoni, imprenditori, boss di Cosa Nostra, politici di ogni colore, giudici.
 
Parzialmente dissento, quando Alfio Caruso ritiene lo Statuto Autonomistico una quasi calamità per la Sicilia e i Siciliani. 
È vero che l’autonomia viene calata dall’alto, scippata con un decreto luogotenenziale ad un tentennante e incerto Umberto, col finto spauracchio di milioni di Siciliani che si sarebbero separati dall’Italia, se non fosse stata concessa l’autonomia.
 
È vero che lo Statuto non fu conquistato dal basso col sangue del Popolo in rivolta, come la rivoluzione inglese o francese, ma è anche vero e inoppugnabile che le Istituzioni sono incarnate da Uomini e di Siciliani degni di ricoprire alte cariche nelle Istituzioni, a precisa mia domanda Alfio Caruso, ha citato “Mario Scelba”, peccato ho risposto che tutta la sua vita politica istituzionale sia stata vissuta a Roma e manco un giorno a Palermo.
Quando la Sicilia fece guerra all’Italia”, di Alfio Caruso, 312 pagine di storia Siciliana, edizioni Longanesi, euro 17.60. Fantastico, si legge tutto in un fiato.
 

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