Epica figuraccia dell’Università di Catania per la vicenda concorso-Scirè: il caso finisce su “7” e Gian Antonio Stella racconta una “storia medievale”. Ma le femministe “No Pillon” lo conoscono il medioevo degli Atenei italiani?


Pubblicato il 25 Aprile 2019

di iena patriarcale Marco Benanti

Uno scandalo senza se e senza ma quello di cui è rimasto vittima il prof. Giambattista Scirè (vedi link)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/concorsi-universitari-ottimo-curriculum-ma-viene-bocciato-due-volte/884380/

qualche giorno fa è arrivata la condanna in primo grado della commissione d’esame

https://www.repubblica.it/scuola/2019/04/17/news/universita_truccarono_concorso_a_ragusa_per_i_tre_commissari_arriva_la_condanna_penale-224265207/

https://www.cataniatoday.it/cronaca/concorso-truccato-all-universita-di-catania-condannata-la-commissione-per-abuso-d-ufficio.html

bene, oggi su 7 il settimanale del Corriere della Sera, a pag 15 per la rubrica “Mano Libera” Gian Antonio Stella racconta questa scandalosa vicenda con gli ultimi sviluppi. Ecco il finale del pezzo dal titolo “A Catania l’Università ha perso otto anni, e il senso della giustizia“:

“….Cocciutissima nella sua scelta a dispetto delle interrogazioni parlamentari, delle denunce sui giornali, delle sentenze e degli ordini dei giudici, e disposta al massimo a tentare accomodamenti con un contrattino temporaneo, l’università ha resistito, resistito, resistito alla magistratura come se si trattasse di difendere l’ultimo isolotto asiatico ancora in mano all’ultimo giapponese. Fino a tirarsi addosso le rampogne dello stesso viceministro dell’università Lorenzo Fioramonti. Il quale qualche settimana fa aveva scritto al rettore di Catania Francesco Basile chiedendo due cose. Primo: perchè non avesse tenuto conto delle sentenze. Secondo: perchè l’università non si fosse costituita “in giudizio come parte offesa al processo, nonostante l’ateneo fosse stato chiamato in causa dai giudici amministrativi come parte lesa per il danno erariale richiamato dal Tar in sentneza e riconosciuto dalla Corte dei conti regionale, arrecato dall’operato della commissione di concorso rinviata a giudizio”. Non più solo chiamata a giudizio: condannata. Sinceramente: che senso c’era?”

Per il 25 aprile noi vogliamo ricordare l’Italia del prof. Scirè e non quella di chi non vede il Medioevo, con il suo spirito di casta e i suoi baronati perbene, laddove esiste davvero, vero femministe da salotto?

 


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