Ex Collegio dei Gesuiti, tra degrado e storia di Catania


Pubblicato il 24 Aprile 2012

Cose da “pazzi”, o meglio cose tragicomiche….

di Mirko Tomasino, Iena VulcanicaDel “tempio” dei Gesuiti in Sicilia ne rimane solo ormai un pallido ricordo affidato alla storia e ai tomi che riferiscono di quel regale edificio. L’ex collegio dei Gesuiti (nella foto), storica residenza del famoso ordine religioso in Sicilia, è ormai, dopo quasi tre anni dalla dismissione un luogo abbandonato all’incuria e alla cattiva amministrazione politica che, attraverso una serie di batti e ribatti, non è ancora riuscita a recuperare un bene storico di grande valore per la nostra città.Il collegio è stato per quasi cinquant’anni, dagli anni ’60 fino al 2009 la sede storica dell’Istituto d’arte in via Crociferi, successivamente, a causa della caduta del tetto della palestra l’allora sovrintendente ai beni culturali, Gesualdo Campo, ha emanato un’ordinanza di inagibilità della struttura con successiva ordinanza di sgombero dei locali da parte dell’amministrazione comunale.In questi tre anni, la politica regionale e provinciale si è solamente passata la patata bollente di mano in mano senza provvedere alla messa in sicurezza e al restauro dell’edificio.Riepiloghiamo in breve la storia di questo ultimo triennio. Gesualdo Campo nel 2009 punta il dito verso la Provincia regionale di Catania la quale viene accreditata come unico ente di competenza per lo sgombero dei materiali dell’edificio. Nel 2011 Vera Greco, sovrintendente ai beni culturali, rinnova le accuse a Palazzo Minoriti dichiarando:” Tutta colpa della Provincia che non ci ha mai consegnato i locali, nonostante la nostra diffida di un anno fa”, mentre l’Ente per bocca del presidente Castiglione dichiara: : «Cosa c’entra la Provincia con il mancato inizio dei lavori? È assurdo sostenere una cosa simile. La sovrintendente forse non ricorda che il suo predecessore (Gesualdo Campo ndr) fece sgomberare la scuola in fretta e furia perché l’immobile aveva problemi strutturali e ne era stata dichiarata l’inagibilità. La verità è che questa vicenda , prosegue il titolare alla Provincia, è l’emblema dell’inefficienza e dell’incapacità della Regione di utilizzare le risorse comunitarie. E’ lo specchio di quello che succede alla Regione».Finalità della Regione è la creazione di una biblioteca regionale di ampie dimensioni ma i costi che si prevedono sono molto alti. Già nel 1998 la Protezione Civile stanziò cinque milioni di euro per la messa in sicurezza dell’edificio, ma di essi ne sono stati spesi solamente 800 milioni senza vedere nuovi sviluppi nei lavori. Terminato lo sgombero (di competenza della Provincia) e la messa in sicurezza con il complessivo ammontare di soli cinque milioni di euro, si dovrebbe finalmente restaurare la struttura per creare le condizioni necessarie per la nascita della predetta biblioteca.Dalla Regione, per bocca del dirigente ai Beni culturali, Gesualdo Campo, ci fanno sapere che per realizzare i lavori ci vogliono almeno ventisette milioni di euro che per ora, l’Ente regionale, non può stanziare.Brutte notizie, nel frattempo, arrivano anche da Roma, dove i cinquanta milioni di Fas erogati per recuperare il prezioso bene culturale sono stati bloccati quasi sulle ceneri del governo Berlusconi.Per l’occasione, il nostro giornale ha ascoltato il parere esperto di Mirko Viola, attivista della nota associazione “CittàInsieme”: ” Stiamo seguendo con molta attenzione la vicenda e la monitoriamo costantemente. Possiamo dire che la Provincia ha iniziato lo sgombero dei locali per un costo complessivo di tredicimila euro. Ci aspettiamo adesso una seria presa di posizione da parte della Regione, la quale, deve mettere in campo qualsiasi mezzo per recuperare questo bene della storia catanese e trasformarlo in biblioteca regionale. E’ un atto dovuto nei confronti dei catanesi e della loro storia”.Mirko Tomasino


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