Femminicidio in danno di Vanessa Zappalà: due laiche riflessioni


Pubblicato il 24 Agosto 2021

«Ci siamo fidanzati nel maggio dell’anno scorso. Sono stati mesi terribili. Una volta, mi prese a calci e pugni in varie parti del corpo e ha distrutto casa. Ho avu#to tanta paura. Ma all’epoca non ho avuto il coraggio di denunciare. Poi però l’ho lasciato, il 27 febbraio scorso. Lui continuava a seguirmi, una sera si intrufolò a casa, mi diceva: “Vattinni a fare la buttana con i tuoi cugini, tanto sempre appresso ti sto”. Oppure: “Divertiti con Tik Tok, che poi mi diverto io”».

E aveva chiuso l’esposto così:: «Chiedo un provvedimento urgente in quanto temo per la mia incolumità e per quella dei miei familiari. Ritengo Sciuto persona molto violenta e pericolosa».

Questi passi sono tratti dalla testata Open

https://www.open.online/2021/08/24/omicidio-vanessa-zappala-aci-trezza-antonio-sciuto/

gli stessi passaggi sono riferiti da Repubblica di oggi 24 agosto 2021.

Una tragedia. La morte di una ragazza di 26 anni Vanessa Zappalà. Per mano di un assassino, ossessionato da lei, Antonino Sciuto, 38 anni. Antonino “Tony” Sciuto, uomo con giò due figli avuti da una precedente relazione (a proposito, è stato accertato cosa era accaduto nel corso della precedente relazione avuta da Sciuto?), ha ammazzato in modo spietato Vanessa Zappalà la notte del 23 agosto 2021. Un’esecuzione in piazza, ad Acitrezza, borgo marinaro di Catania. Sotto gli occhi di altre persone. Poi, la fuga, la ricerca delle forze dell’ordine, il ritrovamento del corpo impiccato. Ma non dell’arma del delitto, una 7,65. Dov’è finita? Gli investigatori la stanno cercando. Ufficialmente, quindi, omicidio-suicidio.

Una storia terribile, dove l’ “uomo” vede nella donna un oggetto di proprietà. Come le proprietà delle merci, è diritto del proprietario -secondo il codice civile- anche distruggerle. A quale livello di mostruosità risponda una logica del genere nemmeno lo chiediamo. Lo constatiamo.

Constatiamo anche che il Gip che ha aveva disposto la misura del divieto di avvicinamento (La Procura aveva chiesto i domiciliari), è stato difeso da non pochi avvocati di Catania. Nel merito si dice che la misura sarebbe stata adeguata. Ci chiediamo: è stato valutato correttamente il rischio? Sono stati valutati davvero in modo pieno gli elementi di allarme e di rischio -univocamente rappresentativi della indole violenta dell’omicida- che le condotte di Sciuto (una serie di azioni e di parole che fanno rabbrividire) potevano lasciare presagire? Un soggetto, Sciuto che per quanto diceva e faceva poteva e doveva essere vigilato in questa maniera o magari in modo diverso?

Lo chiediamo non per fare “attacchi” alla magistratura ma per evidenziare -laicamente e non corporativamente- che bisogna valutare tutto e poter criticare anche i provvedimenti della magistratura. Altrimenti si potrebbe rischiare di mostrare un subcultura castale che magari poteva andare bene ai tempi del Collegio dei Pontefici (circa 750 A.C.), ai tempi della monarchia degli Antichi Romani, in cui un corpo di giureconsulti, omaggiati sul piano religioso, deteneva il monopolio anche della conoscenza del diritto. Siamo nel 2021, qualche anno è passato. Speriamo non invano.

In questo contesto, in cui fra l’altro, sono venute fuori lacune e carenze della legislazione in materia e della risposta preventiva delle Autorità, tanto per cambiare, le varie componenti della “Catania bene” o “Catania che conta” hanno reagito secondo cliché già visti: difesa della magistratura, commenti sprezzanti verso i “dissenzienti”. Coincidenza poi vuole che -casualmente- i capi degli uffici giudiziari, Carmelo Zuccaro per la Procura e Nunzio Sarpietro (notevole la sua difesa dell’Ufficio che lui dirige, pardon dell’operato del Gip). siano intervenuti con dichiarazioni ufficiali. Film già visto anche questo.

Nel contempo, il nome del Pm che aveva chiesto i domiciliari per Sciuto non è apparso (ricordiamo a chi legge e a noi stessi che i Pm si fanno intervistare e fotografare con tanto di nome e cognome nel corso di conferenze stampa per celebrare brillanti operazioni della Procura, solo un esempio di come le esigenze -come dire- mediatiche dei magistrati talora non seguano direttive univoche…). Il nome del Gip, Andrea Castronuovo, è stato pubblicato da Repubblica e da Open. Testate non catanesi.

Ci permettiamo umilmente poi di chiedere: ma l’arma del delitto potrebbe portare ad ulteriori possibili chiarimenti dei fatti? O no?

E sempre umilmente rivolgiamo davvero un pensiero ad una giovane ammazzata da un “uomo”, a conferma delll’emergenza di una cultura animalesca che vede nelle Persone oggetti da controllare e che continua a circolare, come denunciato dalle associazioni femministe (precisiamo, per loro patriarcato). Lei che probabilmente non apparteneva ad una “famiglia di grido” (chissà cosa sarebbe accaduto nell’eventualità in cui i natali fossero stati diversi…), quelle famiglie che a Catania “contano” molto, rischia di essere dimenticata in fretta.

Perchè l’indignazione, specie a Catania, dura il tempo di qualche giornata assolata di fine agosto.


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