Giudiziaria, antimafia: sette arresti e sequestri al clan Mazzei


Pubblicato il 06 Ottobre 2015

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania – in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Catania – hanno arrestato sette soggetti per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e rapina aggravata. L’attività – svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, nell’ambito di una complessa indagine delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania – ha consentito di definire i nuovi assetti della famiglia mafiosa dei Mazzei (cosiddetti “carcagnusi”), individuando i reggenti del clan che ne hanno mantenuto le redini durante il periodo di latitanza del capo indiscusso Sebastiano (detto “Nuccio”) e di altri affiliati. L’accusa per tutti è di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata a reati contro la persona e contro il patrimonio nonché all’illecita acquisizione e gestione di attività economiche. Questi gli arrestati: Gioacchino Massimiliano Intravaia (Catania, 07.12.1976); Carmelo Occhione (Catania, 05.12.1964); Sergio Gandolfo (Catania, 31.01.1964); Cristian Marletta (Catania, 03.01.1996); Michele Isaia (Catania, 07.06.1986); Giuseppe Caruso (Catania, 07.04.1986).
Inoltre, a Nunzio Fabio Tenerelli (Catania, 12.09.1985), cugino di Nuccio Mazzei, è contestato il reato di rapina aggravata per aver, il 30 giugno 2014, unitamente ad altre sei persone non ancora identificate, assaltato, armi in pugno ed esplodendo alcuni colpi di armi da fuoco, un treno alla Stazione di Acireale per poi sottrarre a una cittadina cinese uno zaino contenente denaro contante. L’attività investigativa sviluppata dalla Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura della Repubblica, è stata avviata immediatamente dopo l’operazione “Scarface” per individuare la rete di protezione di Sebastiano Mazzei, resosi irreperibile nelle fasi esecutive del provvedimento restrittivo emesso, tra gli altri, nei suoi confronti e verificare i nuovi assetti di potere nell’ambito del gruppo mafioso. Sulla scorta di mirate attività di controllo nei confronti dei più stretti familiari e sodali del capo clan è stato possibile ricostruire il nuovo “organigramma” della consorteria mafiosa individuando compiti e responsabilità dei nuovi “reggenti” della famiglia.
Sono stati dunque delineati i rapporti di gerarchia fra i diversi appartenenti al clan, tutti posti in subordinazione rispetto al capo Sebastiano Mazzei, il quale, nonostante la latitanza, era riuscito a mantenere il controllo delle attività illegali per mezzo del cognato Gioacchino Massimiliano Intravaia (marito della sorella, Simona Mazzei), già “tesoriere” della famiglia. Altre due figure di spicco emerse dalle ricostruzioni effettuate dagli investigatori delle Fiamme Gialle sono quelle di Carmelo Occhione e Sergio Gandolfo. Infatti, il primo, per effetto delle diverse operazioni di polizia condotte nei confronti del clan, è divenuto il responsabile per le attività operative della famiglia (tra le quali estorsioni e rapine), controllando con le sue squadre in modo capillare la zona del “Traforo”, nel quartiere San Cristoforo, roccaforte della consorteria. 
Il secondo, invece, ha assunto il ruolo di rappresentante della famiglia interfacciandosi con i referenti degli altri gruppi mafiosi del territorio etneo. Tali circostanze sono state peraltro confermate da più collaboratori di giustizia che hanno indicato nei due soggetti i referenti per la famiglia “Mazzei” nelle riunioni di mafia finalizzate alla spartizione degli affari. Ulteriore figura di riferimento individuata è quella di Cristian Marletta il quale, in virtù della diretta discendenza di sangue dal nonno Santo Mazzei, si è, in più occasioni, arrogato diritti da capo clan, svolgendo direttamente azioni punitive e prendendo parte attiva nella gestione di alcune attività commerciali attribuibili a Nuccio Mazzei.
In tale contesto, sono stati ricostruiti i nuovi investimenti operati dalla cosca, in particolare quelli nella gestione, per il tramite di prestanomi e di due imprese, della nota discoteca catanese del “69 Lune Fashion Club”. Per tale motivo il G.I.P. del Tribunale di Catania ha disposto il sequestro delle quote della società “Meta Harmony S.r.l.” e della ditta individuale “69 lune”, per il tramite delle quali la famiglia Mazzei gestiva la discoteca.

 


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