Giudiziaria, Catania: estorsione ai dipendenti, condannata dal Gup. Sulla vicenda interviene la Cisl


Pubblicato il 14 Novembre 2019

Il Gup del Tribunale di Catania Stefano Montoneri ha condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione Simona Careri, catanese, 45 anni, accusata di estorsione.

La sentenza è stata pronunciata al termine del processo con rito abbreviato. Secondo l’Accusa, la Careri avrebbe, nella sua qualità di legale rappresentante della società “San Giuliano soc. Coop sociale”, con più azioni esecutive econ le minaccia del licenziamento, agito ai danni di vari dipendenti (diciassette le persone offese) costrette a restituire parte significativa della propria retribuzione, con conseguente per lei ingiusto profitto e altrettanto danno patrimoniale per le parti offese.

Secondo l’accusa queste ultime furono sottoposte a condizioni di sfruttamento e, approfittando del loro stato di bisogno, erano inoltre a costrette ad accettare le condizioni loro malgrado. Il Gup ha anche inflitto all’imputata il pagamento di duemila euro di multa e sancito l’interdizione della stessa dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. La Careri è stata, inoltre, condannata al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili: deciderà il giudice civile. Su richiesta delle stesse parti civili, l’imputata è stata condannata al pagamento di una provvisionale immediata, esecutiva, di duemila euro per ciascuna delle parti costituitesi nel processo. Nel collegio dei legali, fra gli altri, gli avvocati Pietro Marino e Sandro Sciarotta.

Sulla vicenda è intervenuta la Cisl:

ESTORSIONE A DIPENDENTI, BENE LA CONDANNA, MA OCCORRONO MAGGIORI CONTROLLI

Attanasio (Cisl) e Ponzo (Fisascat): «Violenza e negazione sui salari e privazione di contributi per il futuro»

«Finalmente una condanna per estorsione ai danni di lavoratori costretti a versare parte del loro stipendio. Ora occorre non abbassare la guardia: si intensifichino i controlli e si infliggano pene esemplari. Basta fare profitto sulla pelle dei lavoratori!».

 È il commento di Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, e di Rita Ponzo, segretaria generale della Fisascat Cisl etnea – alla notizia pubblicata oggi dal quotidiano La Sicilia, sulla condanna di una imprenditrice di Mascalucia che vessava i propri dipendenti.

 «È da tempo che denunciamo queste pratiche illegali – affermano Attanasio e Ponzo – che sono ancora lungi dall’essere estirpate e che sono ancora più odiose quando avvengono nel settore della prestazione di servizi di pubblica utilità, come la cura alle persone in difficoltà, e soprattutto quando i soggetti che sono deputati al controllo sono enti pubblici».

 Per i dirigenti sindacali della Cisl catanese «ciò accade perché mancano controlli adeguati tanto sull’aspetto finanziario quanto sulla natura dei rapporti contrattuali tra imprese e lavoratori». 

«Così succede sempre più spesso – spiegano – che datori di lavoro senza scrupoli, approfittando di una situazione del mercato del lavoro in cui prevale l’offerta sulla domanda, costringendo i lavoratori, con la minaccia più o meno evidente di licenziamento, ad accettare trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate. Consumando non solo “violenza e negazione” su salari, contribuzione e sui più elementari diritti dati dai contratti collettivi nazionali di lavoro, ma anche mortificando è annullando l’essere persona, costringendo a subire ogni sorta di sopruso».


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