Il “doppio standard” di Palazzo degli Elefanti: Schifani caccia la DC, Trantino tace


Pubblicato il 11 Novembre 2025

Schifani revoca le deleghe agli assessori della Nuova Democrazia Cristiana per “trasparenza e rigore” dopo le indagini su Cuffaro.

A Catania, invece, il sindaco Trantino (nella foto nella apposita “funzione di sceriffo”) resta in silenzio: Giuseppe Marletta, assessore in quota Nuova DC, rimane al suo posto. Nessuna revoca, nessun provvedimento. Due pesi, due misure.

La domanda scomoda

Perché ciò che è “incompatibile” a Palermo diventa accettabile a Catania? Schifani definisce la revoca “un atto dovuto e irrinunciabile”. Trantino, invece, sembra credere che la sua giunta possa operare con standard meno stringenti.

I casi ignorati: Bisignani e Pellegrino. Ma c’è di peggio. L’ingegnere Biagio Bisignani, direttore del dipartimento Urbanistica del Comune di Catania, è stato rinviato a giudizio nel dicembre 2023 per abuso d’ufficio (accusa poi caduta per abrogazione del reato) e falso nella vicenda dell’Eurospin di Cibali. Il processo è iniziato nel settembre 2024 e il Comune si è costituito parte civile contro il proprio dirigente. Nonostante ciò, Bisignani resta saldamente al suo posto, a capo del settore più delicato e strategico dell’amministrazione comunale. Un “intoccabile”. Lui ascolta, valuta, decide, autorizza, “vive” nel suo ufficio dell’urbanistica. Cose di Catania: dicono che sia tutto normale.

E ancora: Riccardo Pellegrino, vicepresidente del consiglio comunale ed esponente di Forza Italia – lo stesso partito e la stessa corrente del presidente Schifani – è stato condannato in primo grado a due anni di reclusione (pena sospesa) per corruzione elettorale nel dicembre 2023. L’accusa: aver pagato 50 euro a voto nelle elezioni regionali del 2017. Eppure, Pellegrino resta tranquillamente al suo posto nella maggioranza di Trantino, che evidentemente considera la condanna in primo grado per voto di scambio un dettaglio trascurabile.

Mentre Schifani sospende e revoca per semplici indagini, a Catania processo in corso e condanna in primo grado non sono motivi sufficienti per prendere provvedimenti. Due pesi, due misure. Due etiche.
Il silenzio che condanna

I catanesi hanno diritto a risposte: perché dirigenti sotto processo e consiglieri condannati in primo grado restano al loro posto? Perché l’etica vale a Palermo e non a Catania? Perché il sindaco sceglie il silenzio quando dovrebbe scegliere la coerenza?

Schifani ha parlato di “cardine etico e politico” dell’azione di governo. A Catania questo cardine sembra fatto di sabbia. Se la “credibilità delle istituzioni” vale per la Regione, deve valere anche per il Comune. Altrimenti non sono principi: sono solo slogan di convenienza.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Per fortuna -dicono alcuni- che c’è Schifani: un ex Dc che ha fatto fuori la Nuova Dc. Per la legalità. Auguri.


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