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Mobilità a Catania. Attanasio (Cisl): “Cambiare paradigma: serve approccio sistemico, pianificazione e coordinamento”
Pubblicato il 27 Aprile 2026
COMUNICATO STAMPA
L’analisi dopo l’ultimo “lunedì da incubo” per il traffico
Sistema destinato a un progressivo deterioramento, con impatti sempre più rilevanti sul tessuto socio economico
Occorre attivare una conferenza di servizi permanente, una cabina di regia unica e la figura del mobility manager della PA
Catania, 27 aprile 2026 – «Collasso della rete viaria nell’area metropolitana di Catania: criticità sistemiche, deficit di governance e necessità di un piano integrato di gestione della mobilità. Puntuale come una cambiale, arriva a Catania il “lunedì da incubo” per il traffico da e per il capoluogo. Occorre cambiare modello: non è più rinviabile l’adozione di un approccio sistemico alla gestione della mobilità, fondato su strumenti di pianificazione integrata e su un rafforzamento della capacità istituzionale di coordinamento».
Così esordisce Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl etnea, analizzando l’ultima giornata di caos per la mobilità dell’hinterland catanese.
«È un copione che si ripete ormai ogni settimana – ribadisce – e, in qualche arteria di collegamento, ogni giorno. Sempre uguale a se stesso o con poche varianti, ma che si ripropone ormai sempre più spesso: basta un qualsiasi evento (incidente, cantieri, mezzi in panne ecc.) per bloccare il traffico attorno alla città, dai paesi etnei fino all’aeroporto, da Paternò fino al Tondo Gioeni, dal casello di San Gregorio allo svincolo per Palermo, e oltre. Tangenziale, circonvallazione, snodi autostradali bloccati con code lunghe fino all’inverosimile. Ore passate in auto e buonanotte a impegni lavorativi, scuola, prenotazioni sanitarie, trasferimenti intermodali e appuntamenti di varia natura».
Per Attanasio «il ripetersi con cadenza ormai strutturale di condizioni di congestione estrema lungo la rete viaria dell’area metropolitana di Catania evidenzia un quadro di criticità sistemiche che non può più essere ricondotto a fattori contingenti o a singoli eventi perturbativi. Quello che viene ormai comunemente definito “lunedì da incubo” rappresenta, in realtà, un fenomeno prevedibile e modellizzabile, espressione di una rete infrastrutturale caratterizzata da elevata saturazione, scarsa governance e assenza di efficaci meccanismi di regolazione dinamica dei flussi di traffico».
«L’attuale configurazione della mobilità nell’area etnea – argomenta – mostra infatti tutti gli elementi tipici di un sistema in condizioni di over-capacity strutturale, in cui il rapporto tra domanda di mobilità veicolare privata e capacità delle infrastrutture disponibili risulta stabilmente squilibrato. In tale contesto, anche eventi di modesta entità, quali sinistri stradali, veicoli in avaria, cantieri o restringimenti di carreggiata, agiscono da fattori moltiplicativi di congestione, generando fenomeni di propagazione retrograda delle code e determinando il rapido collasso degli assi principali».
«Le direttrici maggiormente interessate dal traffico – puntualizza Attanasio – operano in condizioni prossime o superiori al livello di servizio “E/F” (secondo i parametri dell’ingegneria dei trasporti), con tempi di percorrenza altamente instabili e non affidabili. In assenza di percorsi alternativi efficaci, il sistema manifesta una vulnerabilità elevatissima, traducendosi in blocchi estesi che coinvolgono l’intero bacino metropolitano, dai centri pedemontani fino alle connessioni aeroportuali e autostradali».
Secondo il segretario della Cisl catanese «a tale quadro infrastrutturale andrebbero sommati rilevanti criticità di natura gestionale e istituzionale: manca una governance unitaria e multilivello della mobilità; competenze frammentate tra Comuni, Città Metropolitana, ANAS e Consorzio Autostrade Siciliane, prive di un efficace coordinamento operativo; il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) con più interventi da parte degli Enti locali e pienamente integrato e attuato su scala metropolitana; una gestione dei cantieri stradali non supportata da strumenti di coordinamento temporale e spaziale, con conseguenti interferenze cumulative sulla capacità della rete; l’assenza di sistemi avanzati di Traffic Management and Control (TMC) e di piattaforme ITS (Intelligent Transport Systems) per il monitoraggio in tempo reale e la regolazione dinamica dei flussi».
«A ciò vanno aggiunte: una carenza significativa di infomobilità strutturata, con informazioni agli utenti frammentarie, tardive o del tutto assenti; un presidio operativo insufficiente nei nodi critici in caso di incidenti, con conseguente aggravamento delle condizioni di congestione; una debole integrazione modale del trasporto pubblico locale, che non riesce a rappresentare un’alternativa competitiva al mezzo privato».
Per Attanasio «le ricadute socio-economiche di tale inefficienza risultano rilevanti e misurabili in termini di perdita di produttività, incremento dei costi generalizzati di trasporto, riduzione dell’accessibilità ai servizi essenziali (sanità, istruzione), aumento delle emissioni climalteranti e peggioramento della qualità della vita». «Alla luce di quanto esposto – aggiunge – appare imprescindibile adottare un approccio sistemico alla gestione della mobilità a Catania, fondato su strumenti di pianificazione integrata e su un rafforzamento della capacità istituzionale di coordinamento».
«Come Cisl riteniamo sia pertanto prioritario attivare con urgenza una conferenza di servizi interistituzionale permanente, finalizzata alla definizione di strategie condivise e vincolanti; istituire una cabina di regia unica metropolitana con funzioni di pianificazione, coordinamento e gestione operativa della viabilità; implementare sistemi ITS per il monitoraggio in tempo reale, la gestione adattiva del traffico e la diffusione di informazioni tempestive all’utenza; sviluppare un piano coordinato dei cantieri, basato su analisi di impatto sulla circolazione e su criteri di minimizzazione delle interferenze; potenziare il trasporto pubblico locale in ottica di integrazione modale e incremento dell’attrattività; riattivare la figura del mobility manager nella pubblica amministrazione, dotandolo di strumenti operativi e capacità decisionale; predisporre protocolli operativi per la gestione delle emergenze viarie, con presidio fisico e coordinamento in tempo reale tra gli enti coinvolti».
«In assenza di un cambio di paradigma nella governance e nella gestione della rete – conclude Attanasio – il sistema è destinato a un progressivo deterioramento, con impatti sempre più rilevanti sul tessuto economico e sociale del territorio».




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