Quando l’Etna apparecchia la tavola


Pubblicato il 28 Agosto 2026

Agosto ci saluta e ai piedi dell’Etna cominciano i mesi delle sagre. Pistacchi, mele, miele, funghi, uva, castagne e fichidindia tornano protagonisti delle piazze. Un calendario di sapori che racconta la straordinaria generosità di una terra nata dal fuoco.

di Leda Morana

L’Etna sa sempre come sorprenderci.

D’estate alziamo gli occhi verso la sua cima, osserviamo il bagliore della lava, ascoltiamo i suoi brontolii e ricordiamo, ancora una volta, di vivere ai piedi di un vulcano vivo. Ma agosto ci sta per lasciare e, quasi a compensare il fuoco dell’estate, settembre e ottobre aprono la stagione delle sagre e delle prelibatezze che questa stessa montagna sa regalarci.

È come se l’Etna cambiasse veste senza perdere il suo carattere, dalla lava ai frutti della sua terra.

Ed ecco il Pistacchio Verde di Bronte DOP, le mele di Pedara, il miele di Zafferana Etnea, i funghi di Nicolosi, le salsicce di Linguaglossa, l’olio di Ragalna e i vini che nascono sui versanti del vulcano. Una vera geografia del gusto, nella quale ogni paese custodisce una specialità e ogni prodotto porta con sé il carattere del luogo da cui proviene.

A rendere possibile tanta ricchezza contribuiscono i terreni di origine vulcanica, le diverse altitudini ed esposizioni, le particolari condizioni climatiche e, soprattutto, il lavoro di generazioni di agricoltori che hanno imparato a dialogare con questa terra, trasformandola in una delle dispense più preziose della Sicilia.

Settembre e ottobre diventano così i mesi delle sagre.

Il viaggio comincia proprio in questi giorni da Milo, dove dal 27 agosto al 13 settembre la 46ª edizione di ViniMilo racconta il profondo legame tra il paese e il patrimonio vitivinicolo etneo, con degustazioni, incontri, prodotti del territorio e momenti di convivialità. Al centro resta l’Etna Bianco Superiore DOC, espressione identitaria di Milo.

A Bronte, nei fine settimana del 25-27 settembre e 2-4 ottobre, sarà invece protagonista il Pistacchio Verde di Bronte DOP. Per la XXXV edizione della Sagra il paese tornerà a vestirsi del verde del suo celebre “oro”, cresciuto alle pendici del vulcano e divenuto ambasciatore di questo territorio ben oltre i confini della Sicilia.

Con ottobre la tavola si allunga e il viaggio continua. Zafferana Etnea accende le sue domeniche con l’Ottobrata e i prodotti dell’autunno, Trecastagni celebra il castagno, Belpasso il Fico d’India dell’Etna DOP, mentre a Militello in Val di Catania mostarda e fichidindia riportano nelle piazze sapori che appartengono alla memoria delle famiglie siciliane. A Ramacca protagonista sarà il pane, uno degli alimenti più antichi e simbolici della nostra cultura mediterranea.

Paese dopo paese, sembra quasi che l’Etna apparecchi una tavola lunga un intero territorio.

Cambiano i prodotti, i profumi e le ricette, ma sotto di loro c’è la stessa terra lavica, fertile e generosa, che l’Etna ha modellato nel tempo. È il momento in cui un paese mette in piazza, nel senso più bello dell’espressione, la propria identità. Attorno a un prodotto si intrecciano agricoltori e ricette, memoria e tradizioni, vicoli, chiese e piazze. Il cibo diventa così racconto del territorio e della gente che lo abita.

E mentre passeggiamo tra gli stand, quasi senza accorgercene, la terra ci ricorda una regola semplice che abbiamo un po’ dimenticato. Ha un suo calendario. Ogni stagione arriva con i propri colori, profumi e sapori e settembre e ottobre, sull’Etna, sembrano scriverlo con particolare generosità.

È anche questa la lezione della Dieta Mediterranea, uno stile di vita fondato sulla varietà, sull’equilibrio, sulla stagionalità, sul movimento, sulla convivialità e sulla cultura del cibo.

La sagra diventa allora una finestra aperta sul territorio. Cerchiamo il prodotto autentico, riconosciamo una DOP o una IGP, leggiamo l’etichetta e scopriamone la provenienza. Conoscere la filiera significa seguire il viaggio di un prodotto dalla terra alla tavola e riconoscere, in ogni sapore, il valore del territorio e del lavoro che lo ha reso possibile.

E naturalmente assaggiamo. Perché anche il gusto è una forma di conoscenza e ogni sapore racconta prima di tutto una storia, quella della terra da cui nasce, delle mani che la lavorano, delle tradizioni che attraversano le generazioni e della stagione che ogni anno rinnova quel piccolo rito. Saper scegliere significa anche questo, riconoscere la qualità, apprezzare le giuste quantità e dare al piacere della tavola il valore che merita.

E già che ci siamo, lasciamo che siano anche i nostri passi a guidarci. Parcheggiamo un po’ più lontano, attraversiamo il paese, imbocchiamo un vicolo, scopriamo una piazza o una chiesa, alziamo lo sguardo verso l’Etna e raggiungiamo gli stand a piedi. La passeggiata diventa così parte del viaggio gustativo, un modo semplice per muoversi, conoscere i luoghi e assaporare ogni prodotto proprio nella terra che gli ha dato origine. Forse è questo il regalo più bello dei mesi delle sagre.

Partiamo seguendo il profumo dei pistacchi, del miele, delle mele, dei funghi, del vino o delle castagne e torniamo con la sensazione di avere assaggiato qualcosa di più di un prodotto, un piccolo pezzo di Sicilia, della sua storia e della terra da cui tutto ha avuto origine.

In fondo l’Etna è fatto così. Prima ci mostra la forza del suo fuoco, poi apparecchia la tavola.


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