Spettacoli e Cultura, Catania: Andrea Chénier di Illica e Giordano torna al “Bellini” in un nuovo allestimento efficace e convincente


Pubblicato il 01 Novembre 2018

Carlo Majorana Gravina – foto Giacomo Orlando

 

Andrea Chénier”, dramma storico in quattro quadri di Umberto Giordano, su libretto di Luigi Illica. Fastoso affresco storico dedicato al poeta e giornalista francese, capolavoro di Umberto Giordano ritorna con un nuovo allestimento al Teatro Massimo “Bellini” di Catania, undici anni dopo la ripresa del 2007. 

I momenti finali della vita di André Chénier, un’intensa vita che ricorda quella di Ugo Foscolo, sintetizzati da Luigi Illica e musica di Umberto Giordano, hanno dato al teatro lirico italiano uno dei maggiori capolavori veristi.

Romanze come Un dì all’azzurro spazio, Come un bel dì di maggio, e l’intenso finale con Maddalena e Chénier che dialogano e duettano, sono tra le più belle pagine della lirica tardo-romantica italiana.

L’Orchestra e il Coro del Teatro sono stati diretti sapientemente da Antonio Pirolli, regia di Giandomenico Vaccari; maestro del coro Luigi Petrozziello. Il cast: il tenore Hovhannes Ayvazyan nel ruolo eponimo, il soprano Amarilli Nizza (Maddalena di Coigny); Francesco Verna (Carlo Gérard); Sonia Fortunato (la mulatta Bersi), Lorena Scarlata (Contessa di Coigny e Madelon), Enrico Marchesini (Roucher), Carlo Checchi (il romanziero Pietro Fléville, pensionato del Re), Gianluca Failla (Fouquier Tinville, accusatore pubblico), Alessandro Busi (il sanculotto Mathieu, detto “Populus”), Saverio Pugliese (un “Incredibile”, l’Abate, poeta), Carlo Checchi (Schmidt, carceriere a San Lazzaro e Dumas, presidente del Tribunale di Salute Pubblica), Gianluca Failla (Maestro della Casa).

In quest’opera libretto, sceneggiatura e musica sono immaginati come un film – osserva il regista Giandomenico Vaccari -. Nel 1896 il cinema era appena nato, eppure “Chénier” è già un grande e straordinario film ante litteram: scene brevi, dialoghi sintetici, primi piani velocissimi, luci ed ombre. Costruendola per ‘sequenze’, pezzo a pezzo, inquadratura per inquadratura, è il modo per realizzare il grande sforzo drammaturgico profuso dagli autori”. La scena a piani sfalsati, con il ‘secondo piano’ incorniciato “a vassoio” lo dice con felice ironia.

Fuor di dubbio, tra i tanti elementi che hanno costruito questo magnifico allestimento, assistente alla regia Alessandro Idonea, sono stati la musica e la presenza scenica degli interpreti a farla da mattatori. I protagonisti: Ayvazyan, Nizza e Verna, il coro e l’orchestra hanno meritato a pieno i generosi applausi che il pubblico del teatro ha tributato sia in corso d’opera che al termine dello spettacolo.

 


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