Trasporto “pubblico”, Degrado Amt, Fast/Confsal e Faisa/Cisal: “responsabilità diffuse di amministratori e socio unico”


Pubblicato il 04 Agosto 2016

ecco la nota dei sindacati autonomi:

Se la condizione del trasporto pubblico urbano catanese appare grave, ancora più grave risulta quella dell’AMT/SPA di Catania. La partecipata del Comune rischia una brutta fine ed è ormai grande la preoccupazione per almeno quattro ordini di ragioni:

  • le tensioni vissute dai dipendenti su cui ricade purtroppo un senso di scoramento, di precarietà e di incertezza sul futuro;
  • i riflessi sulla comunità locale, in particolare fasce deboli di cittadinanza come studenti, anziani, poveri, che potrebbero ritrovarsi privati ingiustamente del diritto alla mobilità in autobus;
  • la mancanza di un serio piano anti evasione;
  • le ricadute negative sui bilanci pubblici in termini finanziari;

L’AMT è stata trasformata in Società per Azioni nel 2011, ma di privato non ha nulla; infatti ha come Socio unico il Comune di Catania, il quale, peraltro, risulta essere totalmente disinteressato alle sorti dell’Azienda, non fosse altro, perché ancora deve alla sua Partecipata circa 30 ml di euro.  

A leggere i documenti disponibili sul sito web di AMT, la sensazione che ne deriva è quella di un’azienda dinamica, con personale competente, attenta sia all’efficienza che all’efficacia dei servizi, alle esigenze della comunità e alle condizioni dei lavoratori, volendo apparire come un’ azienda virtuosa, mentre nei fatti, risulta essere tutto il contrario.

Già negli anni trascorsi affiorava aria di crisi; e questa estate la situazione è precipitata, al punto tale che Catania e i suoi cittadini, sono sprovvisti di un servizio di trasporto urbano minimo essenziale, adeguato ed efficiente.

Se l’AMT è giunta sull’orlo del baratro di certo lo dobbiamo anche ad amministratori comunali e regionali “disattenti” per non dire dilettanti. I cittadini hanno il diritto di sapere come si sia giunti a questo scempio; occorre siano chiarite le responsabilità degli attuali  amministratori della Società partecipata con in testa quella del Presidente, Lungaro che fin dal momento del suo insediamento ad oggi, ha subito supinamente l’andazzo della situazione nei riguardi del Socio Unico, scaricando tutte le responsabilità alla Regione, la quale, invece, a differenza del Comune di Catania, nel bene e nel male, sta continuando a fare la propria parte.

Ed ancora, alla necessaria verifica di come si sia giunti a questo stato di cose e alla individuazione delle responsabilità, dovrà far seguito un piano di risanamento credibile e sostenibile, rimuovendo alla base le distorsioni gestionali e contabili; qualunque piano di ottimizzazione sarebbe privo di senso in mancanza di una chiara iniziativa volta a scongiurare il ripetersi di situazioni similari nel prossimo futuro.

Secondo alcune correnti di pensiero, la soluzione migliore per l’AMT/SPA, sarebbe dichiarane il fallimento e far nascere una nuova azienda. Percorso apparentemente più facile, ma non privo di contraccolpi e di rischi per la comunità catanese.

Noi come sindacati autonomi pensiamo che occorra lavorare in sinergia e unità su diversi piani complementari per salvare l’azienda e rilanciarla:

  • occorre aprire immediatamente un tavolo di confronto istituzionale, che veda coinvolti Comune, Regione e Sindacati, finalizzato a definire un percorso di graduale ristrutturazione; di questa iniziativa dovrebbe farsi promotore il Sindaco, fino a questo momento, purtroppo, risultato assente; allo stesso tavolo le amministrazioni locali dovrebbero chiamare i Ministeri dei Trasporti e dell’Economia per avviare un percorso virtuoso di risanamento, attraverso un Accordo di Programma specifico che preveda fra l’altro la stabilizzazione dei trasferimenti pubblici di risorse finanziarie. La componente politica dovrebbe essere affiancata da un tavolo tecnico di alto profilo e affrontare anche le problematiche del trasporto pubblico locale (servizi ferroviari, collegamenti con porto ed aeroporto, mentre ai sindacati dovrebbe essere consentito di poter svolgere un’azione di costante monitoraggio degli eventi e dei progressi);
  • attuazione di un piano industriale quinquennale serio che porti alla “revisione” straordinaria dell’azienda e al graduale ritorno a regime su adeguati standard di efficienza ed efficacia dei servizi; si dovrà puntare a razionalizzare e migliorare le prestazioni aziendali, attingendo anche a professionalità manageriali di elevato spessore, per concorso pubblico;
  • la elaborazione ed attuazione del Piano Urbano del Traffico (PUT), del Piano Urbano della Mobilità (PUM) e di un piano integrato di trasporti pubblici.

                 F.to Romualdo Moschella ( Segr. Prov.le  Faisa/Cisal) –  f.to Giovanni Lo Schiavo (Segr. Prov.le Fast/Confsal)

 


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