Catania, omicidio badante: 30 anni all’ex compagno. La Difesa: “il vero assassino è fuori”


Pubblicato il 04 Dicembre 2012

Sentenza poco fa emessa dal Gup del Tribunale di Catania.di iena giudiziaria

Trent’anni di carcere: questa la sentenza, col rito abbreviato, del Gup del Tribunale di Catania Dora Catena contro Antonino Portale, accusato dell’omicidio della badante Lucia Cosentino, uccisa a Catania il 16 gennaio del 2011. Per Portale, l’Accusa, rappresentata dal Pm Antonella Barrera, aveva chiesto l’ergastolo. L’uomo è l’ ex compagno della donna. Secondo la Procura, alla base del delitto ci sarebbe l’aggravante dello stalking. La Difesa, con l’avv. Miriam Condorelli (nella foto), aveva ribadito l’estraneità ai fatti del proprio assistito e chiesto l’assoluzione per un processo basato su prove indiziarie. “Il vero assassino è fuori -ha dichiarato ai cronisti l’avv. Condorelli poco dopo la sentenza- in carcere resta un innocente. Portale è stato condannato senza che siano stati analizzati gli elementi di prova trovati nella stanza dove Lucia Cosentino fu assassinata il 16 gennaio e cioè il Dna di un’impronta palmare trovata nella stanza, un capello per il quale la Procura non aveva disposto un esame mitocondriale. Non abbiamo una comparazione fra il dna rilevato dal capello e quello dell’impronta palmare. L’impronta e il capello non appartengono al Portale, questa è una certezza. E poi ancora la macchia trovata sullo stipite interno dell’appartamento non è stata analizzata. Non è stato altresì analizzato il reperto n. 1, cioè una strisciata di sangue proveniente dalle mani dell’assassino lasciata sull’interruttore della luce all’interno della stanza dove è stata la vittima. “. La Difesa ha sempre supposto che il vero assassino sia un mancino, in quanto -riferisce sempre la Difesa- le lesioni repertate sul cranio della vittima sono soltanto sulla parte destra del cranio.

   


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