Commercialista “guardone”: finalmente entra nel vivo il processo


Pubblicato il 07 Marzo 2012

Siamo andati in aula e abbiamo sentito il suo nome: Vincenzo La RosaDi Iena Giudiziaria Benanti

Udienza oggi pomeriggio, a Catania, davanti al giudice monocratico Marini per il caso del commercialista “guardone”.L’accusa è che avrebbe spiato, con una penna con telecamera, alcune collaboratrici dello studio professionale: gli viene contestato l’ “interferenze illecite nella vita privata” (615 bis Codice penale) con l’aggravante dell’abuso di relazioni d’ufficio.Siamo andati, come promesso, a Palazzo di Giustizia. E abbiamo seguito l’udienza, pubblica, con tante altre persone e avvocati.Abbiamo sentito l’intervento della Difesa, con l’avv. Emanuela Fragalà dello studio Fiumefreddo (assente in aula) che ha difeso da par suo l’imputato. Accanto a lei, l’avv. Barbara Ronsivalle, l’altro difensore dell’imputato.Abbiamo sentito il suo nome: il dott. Vincenzo La Rosa, commercialista.La Difesa ha chiesto che non venissero acquisiti al fascicolo del dibattimento i filmati.Inoltre, ha chiesto di produrre una denuncia contro ignoti per ingresso abusivo al sistema telematico di La Rosa (dell’anno 2006) e ha chiesto di produrre altresì una contestazione lavorativa ad una delle donne, ma con data successiva ai fatti contestati. Il Pm, la dott.ssa Testa, ha chiesto il rigetto delle eccezioni. Il filmato, infatti, è corpo del reato e comunque documento ai sensi del codice di procedura penale. II giudice alla prossima udienza scioglierà la riserva sull’ammissione delle prove richiesta dalle parti.Le sei donne (assistite dai legali Luca Mirone, Francesco Antille e Maria Platania) si sono costituite tutte parte civile. Nel filmato ritrovato dagli agenti del commissariato “Borgo-Ognina” sono, comunque, solo tre le donne riprese. Lo strumento era stato piazzato in uno scaffale del bagno dello studio, che fungeva anche da archivio.Le sei donne si sono dimesse dal loro impiego, ma non hanno cominciato ancora la causa di lavoro. L’imputato rischia una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione.Prossima udienza il 26 giugno, con i primi testi dell’Accusa.


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