Giacomino, il piccolo chimico: promosso o rimosso?


Pubblicato il 09 Giugno 2021

di marco pitrella, iena sindacale

Onori, glorie e congratulazioni sono tutte per Rota, il Giacomino che per le ultime 48 sarà segretario della Cgil.

Infatti, lunedì, lo si legge in un comunicato, è stato eletto segretario generale della Filctem, il sindacato che con la manifattura, l’energia e addirittura la chimica ha a che fare.

Promosso, dunque Giacomino, da oggi il piccolo chimico: promosso o rimosso? è la domanda che va domandata.

Mi presto con emozione e spirito di servizio ad un nuovo impegno – le parole di Giacomino – che mi porterà a guardare nella direzione isolana …”

Chissà se alla “direzione isolana” guarderà “da remoto”, come nelle migliori tradizioni congressuali del partito democratico; del resto, accadde la scorsa estate al congresso che elesse Villari, ANGELO, segretario provinciale del Pd. Quello stesso Villari, ANGELO, che, tra l’altro, era stato segretario provinciale della Cgil prima di Giacomino, il piccolo chimico.

Con l’elezione di Giacomino, correva l’anno 2014, era il mese di marzo, giorno 14, si dava l’ufficialità a quel che ormai s’era ridotta la Cgil: una “famigghia”.

Perché nel frattempo che Giacomino diventava segretario provinciale, la moglie, Concetta Raia, era stata rieletta deputato regionale nel 2013; e prima d’esser deputato regionale, eletta per la prima volta nel 2008, era segretario provinciale della Flai-Cgil. E dopo aver concluso il secondo mandato di deputato regionale, Concetta Raia, entrava nella segreteria regionale dello SPI-Cgil, il sindacato dei pensionati (anche lei lavorando “da remoto”?).

Che dire di Villari, ANGELO, prima segretario provinciale della Cgil, prima di Giacomino, e dopo assessore al comune di Catania; e dopo ancora candidato alle elezioni regionali del 2017, al posto di Concetta Raia, che intanto tentava la candidatura alle elezioni nazionali del 2018 al posto di Luisa Albanella, parlamentare nazionale anch’ella proveniente dalla Cgil. E dopo esser stato sconfitto alle elezioni regionali, Villari, ANGELO, veniva eletto, come già detto, segretario provinciale del partito democratico e come già detto “da remoto”.

A famigghia”, quindi.

Ecco, dunque cosa s’è ridotta la Cgil che fu dei Giuseppe Di Vittorio e dei Luciano Lama.

È “il Caso Catania”, bellezza! E di questo “Caso Catania”, di cui questa testata ha il copyright ne andiamo scrivendo da anni: una riduzione a “famigghia” che non ha eguali in tutta Italia (si spera). Il patrimonio storico della Cgil, che somiglia, come a suo tempo lo avemmo a definire, all’ “Eredità dello zio buonanima” in mano alla “famigghia”.

In fondo, in ogni “famigghia” c’è sempre uno o una che comanda e uno (o più d’uno) che subisce.

Come quando Giacomino con un pizzico d’orgoglio e un po’ di dignità, ebbe a dichiarare che la Cgil si sarebbe costituita parte civile contro, tra gli altri, Enzo Bianco e Villari, ANGELO, nel procedimento penale che con le vicende relative al bilancio avevano a che fare. E Concetta Raia, sua moglie, che fa? si esibiva in un’uscita su facebook che aveva l’effetto di annullo di quanto annunciato dal marito, dichiarandosi, da dirigente regionale della Cgil, certa della loro innocenza.

#Jesuisgiacomino!

Promosso o rimosso? “Non sanno dove metterlo!”, sussurrava qualcuno; “Se lo vogliono fare fuori!, faceva eco qualche altro: altro che onori, altro che glorie, altro che congratulazioni … Promosso o rimosso a pieni voti, Giacomino, il piccolo chimico: i 48 voti favorevoli su 48 votanti che l’hanno eletto a segretario della Filctem sembrano, piuttosto, gridare pietà.

L’11 giugno si saprà chi sarà il successore di Giacomino, il piccolo chimico.

Ora, il ragionamento è presto detto: se la promozione o rimozione di Giacomino è funzionale a ridimensionare e a scardinare “la famigghia” per volontà del gruppo dirigente nazionale eleggendo segretario uno estraneo proprio alla “famigghia”, sarebbe un primo passo affinché la Cgil possa tornare a Catania ad essere un sindacato all’altezza della storia che ha rappresentato.

Se, piuttosto, il nuovo incarico di Giacomino servisse a “mantenere” intatto il ruolo di potere sempre della “famigghia” saremmo punto e a capo.

In questo caso, avrebbero un qualche fondamento i rumor, le indiscrezioni e le gole profonde, per cui si mormora che in attesa dell’11 giugno, i “devoti della “famigghia”, nelle vesti di amanuensi, si starebbero cimentando nel redigere un documento congressuale.

Tale documento si ispirerebbe non già a Cesare Beccaria, Silvio Pellico o Alexander Duma padre, ma a Benedetto Croce (naturalmente tra i “devoti” nessuno ne sa niente di Cesare Beccaria, Ssilvio Pellico, Alexander Duma padre e soprattutto Benedetto Croce, ma gliel’hanno raccontato).

Parafrasando il titolo del saggio scritto nel 1942 dal grande filosofo napoletano, “Come non dirsi cristiani”, il titolo del documento congressuale sarebbe: “Come non dirsi raiani”.

Sempre secondo rumor, indiscrezioni e gole profonde, si direbbe che Villari, ANGELO, leggendolo si sia commosso al limite del pianto, recitando come un mantra e sospirando: “Come non dirsi raiani”…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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