L’Italia dei narcisi, ultimo disastro nazionale


Pubblicato il 30 Marzo 2020

Essere sempre al centro della scena per appagare il proprio narcisismo politico è un’esercizio che non si dismette. Poi chissà strappare anche qualche applauso non fa proprio male al proprio ego. Dopo magari  si pensa di raccogliere i consensi alle elezioni quando qualcuno si ricorderà delle recite. Questo va in scena ai tempi del coronavirus in cui il reale e l’irreale si mischiano, in cui la novità è la tendenza al solipsismo verboso che si esalta, in una stagione in cui la primavera sembra non arrivi per un popolo esausto. Allora non si ci conto che ogni tanto tacere farebbe  bene alla salute come adesso stare a casa per non rischiare di essere contagiati.

Quante cantonate dobbiamo ascoltare da chi non sa stare zitto ed ascoltare  ogni tanto almeno questi silenzi così eloquenti che avvolgono le nostre vite. Nessuno che pensi un po’ di pesare  le parole sono pesanti  ed evitare  prese di posizione che rischiano di farci affondare nel mare magnum della stupidità condita di banalità.

Criticare va bene per proporre soluzioni concrete  mentre  sparare battute  é un esercizio pericoloso soprattutto per chi occupa ruoli di primo piano. Fare spettacolo usando espressioni da bar dello sport ma che dico da bettola di periferia incoraggia tutti i cittadini a fare altrettanto e chi ha responsabilità sarebbe bene che si occupi con solerzia e intelligenza delle proprie competenze . Ma dietro tutte queste performance di linguaggi e ragionamenti più o meno forbiti(si fa per dire!) c’ è il solito sogno che  una volta superata l’emergenza  si possa  conquistare un posto nel paradiso del potere che conta.


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