L’OPPOSIZIONE – CATANIA UNA CITTÀ IN DIVIETO DI SOSTA


Pubblicato il 20 Luglio 2025

La “Rivoluzione Stradale” dello “Sceriffo” Trantino!

Mentre su Facebook è un tripudio di solidarietà e inviti ad andare avanti, tanto da far apparire la sindacatura del povero Enrico come plebiscitaria, sull’altro social, quello di chi non ha le scuole alte e a volte nemmeno gli occhi per piangere, si tace.

Si tace perché il Sindaco ha già annunciato querela. Si tace perché se si dovesse dire come la si pensa, le forze dell’ordine avrebbero grande lavoro. In questo spaccato universo social nel quale, in uno, ci sta la gente bene e nell’altro ci stanno i puareddi si consuma lo psicodramma di una città in divieto di sosta. Una città, Catania, dove le imprese chiudono, le opere pubbliche vanno a rilento, soldi per le manutenzioni non ce ne sono , il mare è inquinato e l’unica speranza viene da un trend turistico che tiene, ma non strasborda, ma che oggettivamente è stato in grado di trasformare luoghi sacri ai catanesi come la pescheria e la fera o lune in un grande profluvio di ristoranti per turisti. Insomma una città dal respiro corto e flebile nel quale il sindaco vuole fare la rivoluzione, ma non quella sociale, bensì quella stradale. Già: stradale, perché il sindaco ritiene che per cambiare la città occorra – e ci mette tanto pathos nell’affermarlo – che i catanesi imparino a posteggiare dove è consentito.

Sì, avete capito bene, il problema di Catania è la legalità e il rispetto delle regole… stradali. Di altra legalità, di altro rispetto di regole, meglio in questi giorni non parlare visto le notizie che si leggono sui compagni di partito. Meglio tacere su gente che si lasciava “corrompere” – a sentire le intercettazioni – per dei biglietti di un concerto. Meglio tacere di mostre che sono costate ai siciliani milioni di euro. Meglio tacere di macchine pubbliche utilizzate per scarrozzare amici e parenti. Di quella legalità è meglio tacere e concentrarsi sul codice…stradale! Tutto ciò ci stupisce? Per nulla. Un po’ ci fa ridere.per non piangere.

Per la verità quel che ci stupisce, quel che ancora non riusciamo a digerire, è l’ipocrisia di una classe dirigente che interpreta le regole a proprio piacimento. Che è capace di tutto anche di scagliarsi contro un quartieroto da quattro soldi mentre pende su di loro un’indagine per corruzione. Una città che non vede il mare perché la sua classe dirigente ci ha costruito e ci continua a costruire davanti. Una città che ha marginalizzato i poveri, spogliandoli di qualunque cosa e che ora li vorrebbe rieducare, additando chi ha seri problemi a mettere sul tavolo il pranzo e la cena, come incivile e delinquente. E costui non deve parlare… perché Tik Tok non è più un social è un manifesto e chi ci scrive non è uno di noi e non può essere accettato al nostro fianco. È un reietto in divieto di sosta e va represso e linciato secondo un concetto di giustizia stradale, dove quel che conta è la classe di merito… come prescrive il codice….della strada.

di Iena all’opposizione.


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