Magistrato vicino al centrodestra dispone chiusura di centro sociale. Plauso da sinistra


Pubblicato il 08 Ottobre 2023

Presente, tempo fa, all’incontro “Immigrazione: che fare? L’invasione è in atto. Disciplina e Onore per fermarla”, successivamente protagonista di un provvedimento che anche a sinistra è apprezzato.

“Prima il diritto, poi la verità”: questo il commento comune anche dagli avversari politici.

Per ienesicule, articolo di Ivan Paraocchi

Per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza, di sanità e per contrastare lo spaccio della droga, è stato disposto dall’Autorità Giudiziaria la chiusura di “Vado al Massimo (ma la domenica mangio da mia suocera)” un centro sociale a Catania attivo in mille attività di società incivile ed non economica.

Il provvedimento è stato disposto dal magistrato Sebastiano DeParaculis, che ha evidenziato nel corpo della sua decisione i profili che lo rendono necessari, non ultima la tutela della proprietà contro l’occupazione abusiva, come sancito dalla Costituzione (articolo 42).

Nel provvedimento si parla anche della presenza di clandestini dentro la struttura abusivamente occupata. Secondo fonti qualificate, il dato potrebbe fare pensare ad un collegamento con il fenomeno dell’immigrazione senza regole, ma pare sia soltanto una supposizione.

Ugualmente ipotizzata è anche la presenza di spaccio di droga, ma -è stato spiegato dagli inquirenti- il sospetto è anticamera della verità.

Sebastiano DeParaculis è stato, qualche anno fa, presente all’incontro organizzato da partiti e associazioni di centrodestra dal titolo ““Immigrazione: che fare? L’invasione è in atto. Onore e Disciplina per fermarla”.

Nel corso della convention, il magistrato intervenne per parlare dei diritti e doveri dei cittadini con i partecipanti all’iniziativa e questi momenti furono immortalati da foto e video. “La proprietà privata è sacra e prevista dalla Costituzione”-disse il rappresentate dell’ Autorità Giudiziaria. Sulle note di “Chi non salta comunista è” l’evento del centrodestra si era poi avviato, in un’atmosfera serena, alla conclusione, con un moderato intervento di un esponente della “resistenza russa” contro l’ “invasione ucraina” in onore delle vittime della democrazia post-sovietica dovute al conflitto in corso.

Sebastiano DeParaculis aveva, comunque, sottolineato che la sua presenza era stata dovuta esclusivamente per dare un contributo giuridico/costituzionale ed eventualmente sedare gli animi, alla luce delle tensioni del momento difficile che vive l’Italia.

Sul merito del provvedimento di chiusura del centro sociale, comunque, le reazioni non sono mancate. E tutte positive, persino dagli occupanti abusivi che hanno dato il loro contributo per lo sgombero, in uno spirito di unità democratica. In nome della legalità costituzionale.

La notizia è stata accolta positivamente dai esponenti e rappresentanti della sinistra diffusa ed eventuale.

“Disciplina e onore (art. 54 Costituzione), ecco quello che ci vuole per esercitare correttamente una funzione pubblica”-è stato il commento dell’associazione di giuristi democratici “Se è un amico ha ragione, se è un nemico ha torto”, sodalizio che ha sede presso la “curva sud” dello stadio “Massimino”.

Che il magistrato sia stato presente ad un incontro del centrodestra su temi comuni al provvedimento da lui vergato non è assolutamente fatto che possa essere messo in relazione alla decisione presa. Anzi, depone al contrario per l’indipendenza, anche solo nell’immagine, del rappresentante della Magistratura: questa spiegazione è stata ribadita più volte da vari esponenti della sinistra e del centrosinistra, come Rita TogaPulita, Carletto PiemmePerfetto e Pino Codicino e altre soggettività dell’alternativa culturale italiana.

Ha tratto le conclusioni, con sobrietà, GianGaio Sega che ha sentenziato: “Il collega ha ragione”. Punto.

Dato di cronaca finale: nel corso della chiusura del centro sociale si sarebbe presentato un singolare personaggio che avrebbe urlato: “La legalità è sempre uno strumento ideologico del Potere per regolare conti”. La forza pubblica lo avrebbe subito portato in camera di sicurezza.

Satira, la realtà è peggiore.

marco benanti.


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