Processo al “re dei supermercati” catanese: rinvio al 27 marzo


Pubblicato il 05 Dicembre 2011

Subito un rinvio, per consentire ai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Catania di studiare le carte: così, stamane, il processo contro il “re dei supermercati” Sebastiano Scuto e all’ex maresciallo dei carabinieri, oggi in pensione, Orazio Castro, è durato pochi minuti. Il tempo di rendere noto da parte del Presidente del collegio, Ignazio Santangelo (a latere Carrubba e Muscarella) del rinvio del processo al 27 marzo prossimo. In aula, presenti Scuto e Castro, con i difensori e il Pg Gaetano Siscaro, che regge l’Accusa. Secondo indiscrezioni, sarebbero già programmate cinque udienze prima della prossima estate: in questo modo, si ipotizza che l’appello potrebbe arrivare a sentenza entro un anno.In primo grado, Scuto è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa, mentre Castro, accusato di concorso esterno, è stato assolto. A reggere l’Accusa il Procuratore Generale Gaetano Siscaro, mentre gli avvocati difensori sono il prof. Guido Ziccone e il prof. Giovanni Grasso per Scuto e l’avv. Tommaso Tamburino per Castro.In primo grado, i giudici hanno disposto la confisca del 15% delle quote societarie dell’imprenditore, che, sotto l’insegna “Despar”, ha costruito un impero commerciale. Secondo l’Accusa della Procura Generale, come sostenuto in primo grado, Scuto avrebbe “finanziato in modo continuativo” la ‘famiglia Laudani “in cambio di una duratura protezione” e “riciclato in attività economica legale ingenti proventi delle attività illecite della cosca”.Sempre in primo grado, Scuto è stato assolto dall’ipotesi di reato di estorsione aggravata nei confronti di un imprenditore e dall’accusa di avere gestito a Palermo centri commerciali in comune con i boss Bernardo Provenzano e Salvatore e Alessandro Lo Piccolo e il capomafia catanese Benedetto Santapaola. Il Tribunale, presieduto da Antonino Maiorana, ha disposto “il dissequestro e la restituzione agli aventi diritto” dei beni sequestrati e sottoposti a custodia giudiziale e della “quota ideale del 15%” ha ordinato la confisca. Scuto è stato inoltre interdetto per cinque anni dai pubblici uffici, dichiarato incapace di contrattare con la Pubblica amministrazione per un anno e, una volta scontata la pena, sottoposto alla libertà vigilata per un anno.Accusa e Difesa hanno proposto appello: in particolare, la prima contro le assoluzioni (per i presunti collegamenti mafiosi palermitani, per la presunta estorsione) e per la confisca dell’intero compendio sequestrato al momento della sentenza impugnata, contro l’assoluzione per Castro; invece, la seconda, in particolare, contro la condanna per associazione mafiosa e la confisca del 15% delle quote sociali.Nella sua requisitoria, in primo grado, il Pg Gaetano Siscaro aveva chiesto la condanna di Scuto a 12 anni e sei mesi di reclusione e del maresciallo Castro a quattro anni e sei mesi. La difesa ha sempre respinto le ricostruzioni della Procura sostenendo invece che Scuto è stato “vittima di estorsione da parte della mafia” e che “pagava il clan per evitare ritorsioni personali”.Quello di Scuto è uno dei capitoli del “Caso Catania”, quell’intreccio di vicende giudiziarie, politiche, mediatiche, sociali e culturali che hanno al centro il sistema di Potere nel capoluogo etneo.iena benanti


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