PRODEZZE E ALTRI MERITI DELLA “BORGHESIA SOCIALINCARICATA” CATANESE


Pubblicato il 05 Giugno 2026

Un tempo, la borghesia trainava il progresso umano: era una classe rivoluzionaria, buttava giù privilegi e chiusure di ogni risma. Sembrano passati millenni a vedere a cosa è ridotta la borghesia in Italia, in particolare in luoghi tragicomici come il paese di Catania, pardon la città. Progresso uguale sviluppo economico, almeno così dovrebbe andare. Snodo fondamentale per chi ama il ragionamento sembra proprio il sistema dei trasporti. Sarà il destino, sarà la sfortuna, attorno ai trasporti pubblici e privati siciliani da anni succede quasi di tutto o di più. Ad esempio, avere un aeroporto utilizzato al massimo delle proprie potenzialità.

Non accade a Fontanarossa, non accade da tempo. Attorno allo scalo catanese è in corso da molti anni una vera e propria “guerra”, alla luce di un fondamentale quesito: chi deve guidare la privatizzazione? Sulle vere ragioni di simile “guerra” lasciamo il lettore e il suo quoziente intellettivo liberi di fare le proprie valutazioni. A proposito: sui risultati della privatizzazione prossima ventura nessuno o quasi parla. Sarà un dettaglio. O magari più semplicemente l’establishment affaristico-politico-legalitario ha deciso da tempo che il sistema dei trasporti siciliano va privatizzato?Nel frattempo, visto che la società che gestisce l’aeroporto è ancora in mano “pubblica”, o meglio della politica tramite la Camera di Commercio del Sud-Est, qui è tutto fermo. Non succede nulla, anzi la procedura di rinnovo camerale appare rallentata. Sfortuna?Di trasporto in trasporto, di azienda in azienda, di società in società, anche non legate al trasporto, saltano fuori scenari interessanti. 

L’interesse privato all’italiana viene fuori da tempo: dopo lungo “parto”, al comune di Catania, ad esempio, sembrerebbe che si siano accorti che non è bello lasciare ai privati ben oltre il consentito un bene (riferimento al centro commerciale all’ingrosso) che potrebbe essere usato per ragioni meno privatistiche (gli incassi dei privati che lo hanno utilizzato negli ultimi anni) e più legate allo sviluppo dell’economia. Sfortuna? Sempre la sfortuna o magari solo il destino dovrebbe essere il motore delle stupende piste ciclabili cresciute in questi anni a Catania quasi fossero “funghi”: alcune, come nell’area di via Santa Sofia, che sul rispetto della pendenza lasciano più di un dubbio. Il sindaco del paese di Catania resta aggrappato a quel pezzo di borghesia sempre stretta fra due esigenze esistenziali: la ricerca di un incarico e la goduria per le multe appoppiate a cascata. Perché le multe fanno fare bella figura: gente perbene (in mezzo un pezzo di cosiddetta “sinistra perbene”) che applaude altra gente perbene, il sindaco e i suoi fan. 

A parte questa illusione per utili idioti, Catania resta un paese senza guida, dove il controllo reale di ampie fette di territorio non è dello Stato.  In mezzo a tanta gente perbene, c’è anche una splendida Procura della Repubblica, inflessibile con spacciatori e varia umanità in cerca di promozione sociale tramite più o meno il crimine non legalizzato (quello legalizzato è celebrato sui media).

La pubblica amministrazione a Catania sembra fuori da ogni preoccupazione legalitaria: del resto, con un sindaco perbene che fa mettere le multe a cascata che rischio si può mai correre? Insomma, tutto a posto. Eppure, basterebbe guardare anche soltanto a come spende le risorse pubbliche il comune di Catania per farsi due domande. Ma non chiediamo troppe.

E magari allora facciamo una domanda: ma dentro le società di trasporto in mano pubblica va tutto bene?  Alla società “Interporto” di Catania, si naviga bene: l’affidamento, con regolare gara, alla “Luigi Cozza” ha soddisfatto le persone perbene. A avere un incarico professionale, con professionalità eccelsa, c’è anche il vicepresidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania Tito Giuffrida. Ma il suo incarico (vedi determina sul sito della società)

è in contraddizione o con l’articolo 28 del codice deontologico ( L’art. 28 del Codice Deontologico dispone  che il professionista che ricopre incarichi istituzionali:“si astiene dall’accettare incarichi professionali (…) nel caso in cui venga richiesta all’Ordine l’indicazione di singoli nominativi per lo svolgimento di tali incarichi”)del relativo ordine? Insomma, essere ai vertici dell’Ordine e avere questo  tipo di incarichi si può fare?

Non esageriamo con le domande, che è tempo di sviluppo, di commercio: a proposito, quando apre il prossimo supermercato a Catania?

iena marco benanti


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