Professori aggrediti-crisi di civiltà


Pubblicato il 27 Giugno 2019

Di Vito Pirrone (nella foto)

Ognigiorno dalle notizie di cronaca, riportate dai media, sia locali che nazionali, apprendiamo di aggressioni nei confronti di professori da parte di alunni odi genitori, contrariati per i rimproveri , o una valutazione negativa effettuata da insegnanti verso propri figli.

Episodi gravi che denotano uno stato di degrado sociale e mostrano che si sta vivendo un periodo di regressione della società, secondo i corsi e ricorsi storici delineati da Giambattista Vico, sono manifestazioni di una grande crisi di civiltà.

Vittorino Andreoli sottolinea che l’uomo oggi è sempre meno razionale, sempre più pulsionale e non valgono più le regole che erano poste a fondamento del vivere civile.

Sono venute a mancare le regole condivise.

Le leggi che per Platone dovevano servire all’ordinata e pacifica convivenza, si usano per il proprio tornaconto, per fare ciò che si vuole.

E’ venuto meno il rapporto di collaborazione tra scuola e famiglia, un binomio inscindibile nello sviluppo pedagogico dei giovani.

Oggi il baricentro della vita dei giovani non è più la famiglia,ma il gruppo; la famiglia sta perdendo peso, e spesso i genitori non sanno come recuperare il rapporto con i figli, che sentono lontani .

In modo irrazionale, talvolta, i genitori tentano pensano di recuperare tale rapporto, prendendo le loro difese contro i professori, financo mutuando l’aggressività – violenza dei figli stessi.

Per gli adolescenti è fondamentale avere un riconoscimento ed una condivisione (complicità) da parte del gruppo.

I genitori sprovvisti di adeguati strumenti educativi- pedagogici si sostituiscono al gruppo per recuperare il rapporto con i propri figli; sicchè, non più in grado di affrontare il conflitto con i figli, ne diventano complici.

Le famiglie, dando una interpretazione alterata del necessario compito educativo, vivono il proprio ruolo in contrapposizione all’istituzione scolastica .

Gli stessi organi istituzionali, peraltro, non stanno valutando la gravità del problema. Non affrontare adeguatamente e con immediatezza l’attuale destabilizzazione della scuola significa non lavorare per costruire una società migliore.

E’ fondamentale ed indispensabile un dialogo scuola – famiglia, nell’educazione e maturazione dei giovani, ma senza alcuna ingerenza nell’attività didattica.

La scuola deve essere un’opportunità da cogliere, nel rispetto delle regole della convivenza civile, sia per gli studenti che per le famiglie e non deve trasformarsi in un parcheggio obbligato per adolescenti.

E’ dalla scuola che esce la futura generazione, la futura classe lavoratrice, la futura classe dirigente.

Certamente una società che oggi non si occupa della migliore formazione dei propri giovani è una società che agisce con obnubilazione.

Invero, di fronte a tali episodi non si può essere buonisti, perché questi comportamenti sono chiare violazioni a precise norme del codice penale; e, sia lo studente che i genitori sono penalmente perseguibili. Lo studente che ha superato i 14 anni, infatti, è penalmente responsabile.

Non servono nuove norme, serve la precisa applicazione di quelle esistenti.

Considerata la gravità dell’azione, possono essere promosse le dovute azioni giudiziali nei confronti dei responsabili, ed ancor più dei genitori che si rendono responsabili di tali atti di violenza.

La scuola non può essere un porto franco dove non si applicano le leggi, specialmente se si osserva che il professore, nell’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale.

E’ in gioco la civiltà della nostra società.

Ultimamente si è sdoganato un concetto : tutto si può fare rimanendo impuniti. E questo concetto quasi istituzionalizzato, perché anche il linguaggio politico è arrivato ad un livello tale che permette di dire qualunque cosa, attaccando e screditando, senza valutare che tali azioni hanno delle ripercussioni sulla società e sul sociale.

La gente pensa : se lo fa lui, ad alto livello, perché non lo posso fare io ?

La politica deve assumersi la responsabilità di veicolare messaggi positivi e corretti, perché altrimenti, si genera la convinzione che tutto è concesso e che la violenza, anche verbale, può rimanere impunita.

Di fronte ad episodi di questo genere si deve recuperare il senso dell’indignazione.


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