Trattativa “Stato & mafia” dopo le stragi, l’ex ministro Calogero Mannino si avvale della facoltà di non rispondere


Pubblicato il 01 Marzo 2012

di Fabio Cantarella

L’ex ministro della Democrazia Cristiana, Calogero Mannino, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era stato convocato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che da anni indagano sulla scandalosa trattativa tra “pezzi” dello Stato e la mafia che sarebbe andata in scena dopo le stragi del 1992. L’ipotesi di reato sarebbe quella di “violenza o minaccia a un corpo politico o istituzionale dello Stato”

Dopo aver incontrato i pubblici ministeri che indagano, Calogero Mannino ha parlato con i giornalisti dichiarando: “Mi aspettavo di essere sentito come persona offesa, o al massimo come persona informata sui fatti, invece mi ritrovo indagato. Ho scelto dunque di avvalermi della facoltà di non rispondere. Se fossi stato sentito in altra veste, avrei, come sarebbe stato mio dovere, contribuito a fornire delucidazioni e opinioni su quella tragica stagione del ’92 la cui ricostruzione storica è sempre più necessaria”.

L’ex ministro Calogero Mannino è accusato dai magistrati di Palermo di essere uno dei protagonisti della trattativa tra mafia e Stato di cui tanto si è parlato negli ultimi anni anche a proposito delle stragi ai danni dei magistrati eroi Paolo Borsellino, Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e tutti gli uomini delle scorte. Secondo le indiscrezioni trapelate sulla stampa in questi giorni, i magistrati lo accuserebbero di avere nel 1993 fatto pressioni per ottenere le revoche di centinaia di regimi di 41bis aventi per destinatari mafiosi reclusi.

“Sono ancora una volta una vittima”, ha detto Calogero Mannino facendo riferimento al lungo calvario del precedente processo per concorso esterno in associazione mafiosa che, dopo ben diciasette anni, l’ha visto uscire assolto. Mannino ha anche smentito di avere contattato l’ex numero due del Dap, Francesco Di Maggio, sulla questione del carcere duro. “Nel luglio del 1993 ero già indagato per la tangentopoli siciliana e di conseguenza ero fuori dalla possibilità di svolgere qualunque azione politica perchè volevo evitare ogni manifestazione di pensiero ed ogni attività politica”.


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