Blocco carni italiane in Cina, Tardino(Lega): “Italia succube. L’Ue faccia sentire la sua voce”


Pubblicato il 07 Gennaio 2021

“Le nostre carni, e i prodotti agroalimentari italiani in genere, sono sottoposti a rigidi controlli sanitari e rispettano standard qualitativi rigidissimi, così come ci impongono la nostra coscienza e le normative europee. Trovo assurdo, grave ed inaccettabile che la Cina, a pochi giorni, tra l’altro, dalla sigla di un importante accordo commerciale con l’Ue, blocchi l’importazione di nostri prodotti con quella che è una evidente scusa, cioè il timore che queste carni possano essere infettate dal Covid. Virus che è stato proprio diffuso dalla Cina in tutto il mondo, colpendo in particolare il nostro paese e le sue forze produttive che, faticosamente, stanno cercando di reagire a una crisi mondiale senza precedenti. Questo blocco delle importazioni del Made in Italy rappresenta un atto irresponsabile, che lascia spazio a tanti dubbi e domande.

Il sospetto è che dopo aver messo in ginocchio la nostra economia, la Cina voglia erigere una nuova grande muraglia per ostacolare l’Italia e favorire le produzioni locali, visti gli ingenti acquisti di alimenti per animali da allevamento fatti di recente dai suoi colossi. Cosa ci ha nascosto e cosa continua a nasconderci la Cina, che non permette nemmeno l’ingresso agli esperti dell’Oms nel proprio territorio, impedendo di fare le doverose indagini sulla nascita e la diffusione del virus? Tutti quesiti che porrò direttamente alla Commissione europea, tramite interrogazione, perché faccia sentire subito la sua voce su questa vicenda e si attivi per proteggere le esportazioni italiane, e non solo a parole. Stessa cosa dovrebbe fare il governo italiano, succube dei cinesi, che continua a collezionare figuracce a discapito degli italiani, invece di dedicarsi ad una netta presa di posizione”.

Lo dichiara in una nota l’europarlamentare della Lega, Annalisa Tardino, membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della Delegazione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese.


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