Catania sottosopra


Pubblicato il 01 Ottobre 2019

Marco Iacona

Deliziose anzichenò le rivelazioni circa le disavventure di Pogliese, come deliziose furono quelle circa il ventennale bianchismo. Colta e utile la satira politica anche se dannatamente conservatrice. Il potere sbeffeggiato è e rimarrà potere, ottenendo dai frizzi parte – minima – della sua legittimazione. Il buffone del re, è buffone del re per professione; come lo è il re, un “professionista” a tratti liberale.

Catania ha bisogno d’altro, la rappresentanza presume un rappresentato sovente “peggiore” della persona rappresentativa. In breve: università “bandita”, caotica d’inverno, noiosa (e inutile) d’estate, comune fallito per reiterati eccessi (società civile del tutto “innocente”?), cittadinanza maleducata e ignara del proprio misero destino, rozza: incolta, sporca, disutile. Poco pane, circo sofferente: spettacoli in genere scadenti, muti, critica ignorante, autoreferenziale, opportunista. Letteratura da paese dei balocchi. Una città-zombie in spazi e tempi di periferia e fine “impero”, che stenta a riconoscere la verità, spersa nella mitizzazione di se stessa mercé una “cultura” priva di aperture, perfidamente obbligata alla perenne esegesi di se stessa; “teologicamente” e “teleologicamente” indaffarata nella ripetizione degli stessi tic.

Vien quasi da difenderlo questo caravanserraglio di fascio leghisti (adesso) e di masso-piddini (prima). Uomini e no. La sconfinata Catania non si può e non si deve sostenere; la filosofia del buffone del re, qui, non ha diritto di cittadinanza.

Rigoletto conosceva alla perfezione la dissomiglianza “situazionale” tra l’istante del ridere e l’istante del piangere severo, ai catanesi è bene che qualcuno spieghi anche questo.

 

 

 


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