Catania Trombona: liturgie antifasciste


Pubblicato il 20 Settembre 2019

di Marco Iacona

Semu tutti antifascisti, tutti? Cittadini, evviva Porta San Paolo. Catania la bulla, ospita un festival del libro e della cultura e lo dedica – se gli organizzatori non se ne sono già pentiti – all’antifascismo. Catania, una delle capitali morali del sud democraticamente leghista; Catania hard core del reddito di cittadinanza; Catania, quella dell’università “bandita”; Catania quella di San Berillo nuovo rigurgitante spacciatori e di San Berillo vecchio stracolma di trans e puttane (peraltro, cesse). C’era necessità, come unguento su una ferita, di un corso intensivo ma profondo di antifascismo, tenuto da esperti riconosciuti a livello di Area 51, e – Sim Sala Bim – gli antifascisti si sono resi visibili, come lo zucchero al velo sulle frittelle…

L’opinione in merito del sindaco ex missino, del presidente della regione ex missino e di certa maggioranza riconosciuta di cittadini ex qualcosa, è tema per sofisticati meccanismi della psicologia del profondo. Il soprascritto (antifascista se e solo in presenza di fascismo) considera il festival del libro e della cultura roba per spiritelli in via di estinzione, svalutante un tema serio, una tragedia internazionale, una questione generazionale di larghissime dimensioni. Qualcosa del tipo: perline ai ruminanti. Oggi, peraltro, è solo passerella misera per fuori corso della memoria e per matricole spaesate. Di fascismo siamo morti e di antifascismo moriremo dal ridere, se continueranno su questa strada.

La fortuna – se non altro quella – non è dalla loro parte. Si urlava al fascismo per la presenza al governo del leader della Lega, uomo forte (sarà), ma politico da quattro soldi (e figurati le seconde, terze e ultime file); adesso però il bel Matteo si è sodomizzato da se stesso ed è democraticamente all’opposizione. Adesso al governo nazionale ci sono i piddini, eredi dopo qualche ambascia del Partito Comunista Italiano. Adesso ci sono loro (ed io ho già esportato i miei capitali in Svizzera). Per il sì e per il no, intanto, la formuletta di rito la recito ugualmente: Dio ci salvi dai fascisti, dagli antifascisti, dai banditi, dal meridione e dai festival che, come diceva quel tale, sono più noiosi dell’usato.  

 


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