“COA monarchico”: si dimettono in sei, ma il decano “resiste” in una giornata che conferma il “livello” di questa avvocatura


Pubblicato il 24 Giugno 2019

Alla fine -il rigore della legge sul divieto di doppio mandato pare sia stato una sorta di “trauma” assorbito lentamente- si sono dimessi in 6 (Ninni DiStefano, Jessica Gualtieri, Marco Tortorici, Alberto Giaconia, Walter Toro e Roberto Caruso), il settimo ineleggibile Santo Li Volsi “resiste”, formalmente in quanto decano che deve convocare il nuovo consiglio. Quando si insedierà il nuovo organo degli avvocati catanesi? Sarà il 28 giugno il “giorno giusto”?

Frattanto, al posto dei sei dimissionari sono subentrati – scalare- i seguenti avvocati: Tiziana Foti, Oriana Maria Toscano, Davide Alfredo Luigi Negretti, Corrado Adernò, Assunta Valentina Salvo e Santi Pierpaolo Giacona. Se -come dovrebbe fare- si dimetterà anche Santo Li Volsi subentrerà l’avvocato Lusyana Guccione.

Dalla mattina, in cui si è sparsa la voce, sino a sera, è stato un susseguirsi di saluti di commiato strappalacrime, rimbalzati sul web, in mezzo a ringraziamenti e apprezzamenti da destra a sinistra, passando per il centro. Insomma, il solito spettacolo -dal vivo- di Catania: si chiama, in italiano, spirito di corporazione. Che, di fronte ad una vicenda per taluni aspetti stucchevole e paradigmatica dello scadimento del ruolo dell’ avvocato a Catania, appare ancor più paradossale e sgradevole.

Che l’avvocatura catanese sia in larga parte pervasa da uno spirito gregario che ne condiziona l’azione ogni giorno e che di fatto ne ha ridotto la funzione ad un ruolo di comprimario dello strapotere dei magistrati, interessa a pochi o a nessuno.

Quello che a livello nazionale è un dato ormai acquisito, a Catania è da tempo patologia. Di mezzo ci sarebbero i diritti e la vita delle persone in carne ossa, ma non vogliamo esagerare: le emergenze sono altre. Come quella di un decano che non si dimette (partirà allora il ricorso contro?) e di una convocazione che non arriva.

Sullo sfondo poi sarebbe da aspettarsi uno “scatto di orgoglio”, o meglio di decenza in tema di ufficio di presidenza del consiglio, tradotto presidente,vice, segretario e tesoriere, che dovrebbero accogliere tutte le espressioni professionali del nuovo consiglio. Dovrebbero diciamo, perchè parrebbe che la “vecchia guardia” non voglia mollare da questo punto di vista. Tradotto: un ideale attaccamento alla poltrona. Che significa Potere. Ma poi sarebbe da chiedersi: perchè tanto accanimento nella difesa dei posti in consiglio e in senso lato del consiglio stesso?

Il livello morale di una città incattivita e mediocre come la Catania di oggi si vede anche e soprattutto dalla sua “classe dirigente”.

 

 


Dalla stessa categoria

Lascia un commento

Altre Notizie

3 min

Da domani 23 settembre all’8 ottobre nuovi appuntamenti sul territorio. Prosegue l’impegno congiunto dell’Asp, degli Enti del Terzo Settore e dei mediatori di sistema per contrastare la povertà sanitaria. Coinvolta anche la Diocesi di Acireale. CATANIA – Sei nuove tappe per portare l’assistenza sanitaria più vicino alle persone in condizioni di vulnerabilità socio-economica. Da domani […]

2 min

Quando dirigevo la più importante organizzazione datoriale del territorio, fra le prime 10 di Confindustria a livello nazionale, ero solito dire, in occasione di verifiche periodiche e di approvazione dei bilanci:” ognuno può giudicare come meglio crede, ma i numeri non hanno imparato a dire le bugie “.Che i numeri non mentono non lo dico […]

2 min

Il deputato regionale: «Diamo seguito agli impegni assunti in Commissione. L’audizione è stata richiesta dal Centro Studi Agricoli Sicilia». «Ho presentato in Commissione un apposito emendamento alle variazioni di bilancio per reperire le risorse necessarie a dare attuazione al bando 2024 della Sottomisura 4.1 del PSR Sicilia 2014/2022. L’obiettivo è dare seguito agli impegni assunti […]

2 min

comunicato sindacale “Solidarietà agli operatori aggrediti, ma non possiamo limitarci a questo ogni volta che accade un episodio di aggressione in un presidio sanitario cittadino perché sarebbe come intervenire sempre sull’ultimo anello della catena”. Lo afferma Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania. Per l’UGL niente e nessuno può giustificare la violenza, ma dietro queste situazioni […]