Costa Concordia: come una crociera da sogno può tramutarsi in un incubo


Pubblicato il 17 Gennaio 2012

di Fabio Cantarella

Il naufragio della Costa Concordia sta scrivendo una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia d’Italia e non solo. Tutte le testate giornalistiche stanno dedicando, com’è giusto che sia, ampio spazio all’incidente, specie alla corsa contro il tempo diretta a salvare eventuali superstiti. Sempre con più insistenza si parla anche delle possibili responsabilità del comandante della nave, oggetto di accertamento in diverse inchieste, su tutte quella avviata dalla Procura della Repubblica di Grosseto guidata dal dott. Francesco Verusio.

Ma cos’è che non si è detto in merito alle procedure tecniche da seguire quando si naviga in acque cosiddette “ristrette”? Le immagini televisive ci hanno mostrato uno squarcio lungo oltre una sessantina di metri, con ancora all’interno un enorme masso collocato nel punto terminale dell’impatto. Da quel momento, la nave ha iniziato ad imbarcare una enorme quantità di acqua di mare e, con essa, ha iniziato una breve ed intensa agonia fino a spiaggiarsi su di un fondale roccioso e scosceso, vicino l’imboccatura del porto dell’isola del “Giglio”, appartenente all’arcipelago toscano, tra l’altro, considerata località protetta dall’UNESCO.

A sentire alcune personalità, tra le quali anche il sindaco di quel Comune, pare sia abituale, a scopo turistico, avvicinarsi all’isola per salutare con le sirene della nave. E’ vero, lo fanno anche i traghetti nello stretto di Messina ma, tutto questo, non può prescindere da una severa osservanza delle norme di sicurezza della navigazione, come invece, pare non sia avvenuto stando alle ricostruzioni del disastro rilanciate dai media.

Infatti, una nave che naviga in “acque ristrette”: – non deve superare i dieci nodi di velocità; – deve avere l’assetto di “posto di manovra generale” (tutto il personale deve raggiungere il proprio posto come quando una nave entra o esce da un porto); – quando la nave è in assetto di “posto di manovra”, il comandante, e nessun altro, deve dirigere la manovra ed essere quindi presente in plancia; – quando una nave assume l’assetto di “posto di manovra” deve assumere anche quello di “primo stato di sicurezza”, assetto per il quale, tutta la portelleria stagna, orizzontale e verticale che limita il passaggio fra i vari locali della nave, deve essere ermeticamente chiusa, proprio per evitare che in presenza di una falla, com’è avvenuto, l’acqua possa interessare più locali della nave, riducendo ulteriormente, se non annullando del tutto, la stabilità del mezzo (per stabilità, va intesa la capacità di una nave di tornare con i ponti orizzontali al cessare della causa che l’ha fatta sbandare). – alle imbarcazioni private è vietato avvicinarsi a meno di 200 metri dalla riva per evitare impatti con eventuali bagnanti e poi, una nave lunga circa 300 metri, naviga invece a 150 metri dalla riva!

Ma udite, udite, dagli altoparlanti veniva dato l’ordine ai passeggeri di spostarsi dalla parte opposta a quella in cui si era creata la falla, per poter bilanciare lo sbandamento della nave mentre, è risaputo che, in caso di falla, tale azione è assolutamente da evitare! E ciò perché, con il raddrizzarsi della nave, l’acqua di mare imbarcata si porta di colpo dal lato opposto dove già sono stati spostati i passeggeri e questo fa inclinare violentemente il mezzo dalla parte opposta al lato della falla, mettendola in una condizione peggiore di quella precedente.

E ancora: il personale di bordo addetto ai passeggeri era insufficiente e lo stesso non parlava le varie lingue dei passeggeri. Su tutte la testimonianza dei due coreani che si erano rimessi a letto:”…abbiamo solo visto una persona che è entrata nella nostra cabina che tentava di spiegarci qualcosa in italiano…”. Sarà forse perché si risparmia sui costi del personale?

Tutto questo pone almeno un importante interrogativo: siamo certi che il personale di bordo, e in particolare i comandanti, siano scelti e formati nel modo migliore possibile? Anche perché un comandante che abbandona la nave prima di mettere in salvo tutti i passeggeri deve davvero far riflettere sulle proprie attitudini a governare !


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